Il “proibizionismo” fa flop l’80% delle transazioni è cash in Italia.

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Ci hanno provato con le cattive stabilendo soglie di utilizzo più o meno tolleranti e multe salate per i negozianti che non usano i bancomat.

Ci hanno provato con le buone grazie all’introduzione di strumenti di pagamento sempre più «intelligenti» e sicuri. Ma gli italiani non riescono a dire addio al contante che, secondo un sondaggio effettuato dalla Bce nei Paesi dell’area euro, viene utilizzato nell’86% delle transazioni. L’Italia non è sola in questa graduatoria perché è accompagnata da Grecia (88%), Spagna (87%), Portogallo (81%) e Germania (80%), mentre il record nell’uso del cash appartiene alla piccola Malta con il 92% delle transazioni. Al contrario Olanda (45%) ed Estonia (48%) sono i Paesi che usano meno i liquidi per i pagamenti.

D’altronde, è la stessa Banca centrale europea a sottolineare come nel 2016 circa il 79% dei pagamenti nell’area valutaria unica sia stato effettuato in contanti per un ammontare pari al 54% del controvalore complessivo di circa 3mila miliardi di euro. Il 24% dei consumatori europei conserva del contante in casa come forma di risparmio precauzionale. Anche in questo caso l’Italia è sopra la media con il 28% (di costoro il 3% ha più di mille euro sotto il materasso).

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Questi dati potrebbero far pensare che i nostri connazionali, almeno quelli meno provati dalla crisi, siano usi andare in giro con rotoli di banconote nel portafogli. E invece la media del contante che ognuno porta con sé è di 69 euro, ben 34 euro in meno dei tedeschi che, giova ricordarlo, non hanno nessun limite all’utilizzo delle banconote nei pagamenti (in Italia è stato rialzato a 3mila euro dalla legge di Stabilità 2016 dopo che il governo Monti l’aveva abbassata a mille euro). È un dato in linea con la media europea così come ampiamente «europeo» è il pagamento degli stipendi tramite conto corrente o altre forme alternative (80% contro l’84% medio). Appare «fisiologico» l’uso del contante per pagamenti di importo più elevato come le bollette (25%), le tasse (9%) e le polizze assicurative (10%). L’Italia, infine, guida la classifica dei Paesi nei quali la circolazione delle banconote da 200 e 500 euro è diminuita maggiormente (-18% dal 2008 al 2016).

Allora come si spiega questa poca affezione alle carte di pagamento e ai mezzi di pagamento alternativi nella vita di tutti i giorni? Perché il valore medio delle transazioni in contanti rilevato dall’Eurotower per l’Italia è di poco inferiore ai 14 euro, mentre quello per le carte di pagamento si approssima ai 40 euro. Insomma, considerato che gli italiani effettuano circa 12 operazioni di pagamento alla settimana in media come comperare un giornale, prendere un caffè al bar o fare la spesa, essi cominciano a usare la moneta elettronica solo quando il controvalore dell’operazione comincia a essere un po’ più elevato. Si tratta di una costante che prescinde da variabili come sesso, età e livello di educazione.

La ricerca della Bce evidenzia inoltre che i consumatori preferiscono le carte al contante. Serve, però, un cambio di passo e la diffusione della tecnologia contactless (che permette l’utilizzo della carta semplicemente avvicinandola al lettore) potrebbe velocizzare decisamente l’allontanamento dal contante. L’Italia è indietro allo 0,4% delle transazioni (0,9% la media europea), ma lo sviluppo di piattaforme tecnologiche che «incorporano» la carta nello smartphone come Apple Pay o Samsung Pay ne determineranno certamente una crescita. Il dato di fatto è che la repressione non serve a nulla: bisogna solo stimolare o incoraggiare una buona abitudine. In caso di furto la carta di credito si può bloccare, il contante no.

Fonte: qui

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