Euro-golpe contro l’Italia, c’è aria di guerra civile. Ricolfi: perché sta succedendo ancora, “L’Italia deve morire”

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“L’Italia deve morire”, possibilmente con Mario Monti. Più che il titolo di un thriller di fanta-politica, appare il riassunto brutale di quanto accaduto nell’autunno 2011. È l’ormai famigerato euro-golpe contro Silvio Berlusconi, che nasce qualche mese prima con la speculazione finanziaria sullo spread. Una scusa, montata ad arte delle cancellerie internazionali per far fuori un governo scomodo come quello del Cav. A sostenerlo non sono più solo le vittime politiche di allora, ma anche personalità ben lontane dal centrodestra e rispettatissime come Luca Ricolfi, presidente della Fondazione David Hume, docente dell’Università di Torino e sociologo di vaglia. “Tra maggio e giugno del 2011 i fondamentali dell’economia italiana stavano migliorando e non indebolendosi. Quando arrivò la lettera della Bce, ad agosto di quello stesso anno, i conti stavano migliorando”, ha spiegato al Giornale lo studioso, che ha spesso incentrato le sue analisi sui guai della sinistra italiana.

Ricolfi ha ideato l’indice di vulnerabilità strutturale, un nuovo strumento di misurazione dello stato di salute delle finanze di uno Stato, e secondo i suoi calcoli in quel tetrissimo 2011 l’Italia non se la passava poi così male, anzi stava migliorando rispetto al biennio precedente. Ricolfi non si concentra sui fattori esterni come la Borsa, ad esempio, elementi destabilizzanti e spesso soggetti a “manovre” poco chiare. “I governi Monti e Letta hanno aumentato molto la vulnerabilità del nostro Paese”, spiega il professore, secondo cui oggi l’Italia ha la stessa salute diFrancia e Belgio quando invece per le agenzie di rating il nostro rischio default è di poco superiore a quella della Spagna. Sarebbe un problema, sottolinea, “se le nuove regole per valutare i titoli di Stato detenuti dalle banche, dovessero essere alterate in funzione dei report delle agenzie”. Proprio come accaduto nel 2011.

 

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