Dopo i limoni anche gli aranci Usa trattati con antibiotici: così ci ammaliamo

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Di Riccardo Quintili

Dopo i limoneti anche gli aranceti. L’Epa (l’Ente di protezione ambientale statunitense) dell’era Trump non smette di stupire nella folle rincorsa agli aiuti all’agrochimica a stelle e strisce. E così dopo aver autorizzato l’uso un antibiotico per fermare il mal secco dei limoni ha approvato anche l’irrorazione di aranceti con l’antibiotico ossitetraciclina usato per trattare una comune malattia a trasmissione sessuale: la clamidia.
“L’amministrazione Trump ha scelto di ignorare la scienza e di imboccare alla cieca una strada che potrebbe sbloccare la resistenza batterica” ha commentato sconsolato Nathan Donley, scienziato senior del Centro per la diversità biologica.
L’ossitetraciclina e gli antibiotici simili funzionano, infatti, interferendo con la capacità dei batteri di crescere e moltiplicarsi. E il rischio di rendere inutile uno degli antibiotici più comuni, provocando quel fenomeno sempre più diffuso della selezione di batteri resistenti che va sotto il nome di antibiotico–resistenza, non si ferma all’ossitetraciclina.

L’Epa, a quanto riportano i media americani, potrebbe anche approvare l’irrorazione di 280 tonnellate di streptomicina, un altro antibiotico (distribuito, come per l’altro antibiotico, da AgroSource, big dell’agrofarma), sugli agrumeti in Florida ogni anno. E si tratterebbe, calcolano gli esperti, di più di 46 volte la quantità di antibiotici simili che gli americani prendono ogni anno per combattere le malattie tra le quali anche la tubercolosi.
Un danno per i consumatori statunitensi (in Europa questi trattamenti non sono ammessi) che non sanno quanti residui di antibiotici troveranno nelle spremute e nei frutti che mangiano. E una strada senza uscita che per gli interessi di pochi, rischia di togliere ogni efficacia a farmaci che costituiscono una delle poche speranze dei malati in tutto il mondo. Non solo negli Usa.

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Fonte IlSalvagente

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