Il capo Sioux a Ginevra: “Stanno distruggendo le nostre sacre terre”

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Continuano le proteste dei Nativi Americani contro la costruzione del Dakota Access Pipeline (Dapl), un oleodotto da 3,8 miliardi di dollari che dovrebbe snodarsi attraverso quattro stati del Nord America: Sud Dakota, Nord Dakota, Iowa e Illinois. I Sioux – alle cui proteste si sono unite molte altre tribù e associazioni ambientaliste – spiegano che il progetto del Dakota Access Pipeline è una vera e propria violazione delle loro tradizioni e del loro diritto ad avere acqua pulita.

Risultati immagini per David Archambault II, DAPL, ONU

I lavori necessari alla realizzazione dell’opera, inoltre, metterebbero a repentaglio luoghi sacri cari ai nativi che vantano centinaia di anni. Recentemente l’amministrazione Obama ha espresso il suo sostegno alla campagna dei Siux, bloccando momentaneamente la costruzione della Dapl e risollevando gli animi dei manifestanti che si erano visti rigettare il ricorso dal tribunale di Washington per il via libera al progetto.

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La battaglia però non finisce qui. In questi giorni il presidente della Standing Rock Sioux, David Archambault II, si è presentato al Consiglio per i diritti Umani delle Nazioni Unite per portare avanti la causa della sua tribù. “Distruggono le nostre terre sacre e così mettono in pericolo i nostri figli non ancora nati“, ha affermato Archambault che non ha mancato di ricordare che il via libera alla costruzione dell’oleodotto viola la sovranità dei Sioux su quelle terre ratificata dal governo Usa tramite due trattati rispettivamente del 1851 e 1868.

via Segnidalcielo

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