Afghanistan, un fiume di sangue e di denaro

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La guerra in Afghanistan è costata all’Italia 7,5 Mld, è la più lunga e costosa campagna militare del Paese; ma sono spiccioli dinanzi ai 900 Mld di dollari spesi ufficialmente in 16 anni da tutti i Paesi che vi hanno partecipato: 28mila dollari per ogni cittadino afghano, una somma enorme se si confronta col reddito medio annuo di 600 dollari.

Gli Usa vi hanno rovesciato 827 Mld, con un ritmo attualmente stabilizzato sui 45 Mld all’anno, ma se si sommano i costi aggiuntivi, secondo le accurate stime effettuate dalle Università di Harvard e Brown, la cifra si raddoppia in una spesa semplicemente mostruosa.

Rimanendo al caso dell’Italia, il costo ufficiale della partecipazione alle missioni militari in Afghanistan dall’1 novembre 2001 (Enduring Freedom, Isaf, Resolute Support) è pari a 6,3 Mld; alla cifra vanno aggiunti 360 ml (120 all’anno dal 2015) a sostegno delle Forze Armate afghane e 900 ml di spese aggiuntive per i trasporti, la costruzione delle basi, la loro protezione attiva e passiva, etc, arrivando così a oltre 7,5 Mld a fronte di soli 260 ml investiti in progetti di cooperazione civile.

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I numeri provengono dal rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” diramato dall’Osservatorio MILeuroX, e spiegano come quella guerra sia una straordinaria occasione d’arricchimento per le società della Difesa di mezzo mondo; numeri che da soli, e al di là di qualunque considerazione geopolitica, motivano una tragedia sanguinosa che dura da sedici anni e che non ha alcuna intenzione di cessare.

Ma il rapporto non si ferma al denaro; secondo le stime più attendibili le vittime civili sono in aumento; dopo 16 anni dall’inizio dell’intervento occidentale, i morti sono oltre 140mila, costituiti per metà da combattenti talebani (o fatti passare per tali) e per il resto, in parti quasi eguali, da appartenenti alle Forze di Sicurezza afghane e civili. Secondo la Brown University, sarebbero almeno 26mila quelli uccisi nel corso della missione Isaf (2001-2014) e, stando ai dati della missione Onu in Afghanistan, altri 9mila sarebbero morti nel corso di Resolute Support (dal 2015).

A questi morti si aggiungono oltre 3.500 soldati Nato, almeno 1.700 contractors e più di 300 cooperanti; l’Italia ha pagato con 53 morti e circa 650 feriti, un’enormità priva di qualunque giustificazione.

A fronte di questo fiume di denaro e di sangue, MILeuroX si chiede quali risultati siano stati raggiunti in 16 anni; ebbene, a parte un lieve calo dell’analfabetismo (dal 68% del 2001 al 62% attuale) e un modestissimo miglioramento delle condizioni femminili, peraltro limitato alle aree urbane e attribuibile al lavoro di Ong e Organizzazioni internazionali, non certo alla Nato, nient’altro di serio è stato fatto.

In Afghanistan si mantiene il più elevato tasso al mondo di mortalità infantile (113 decessi per mille nati nel primo anno di vita), il Paese ha la terzultima aspettativa di vita del pianeta (51 anni, prima solo a Ciad e Guinea Bissau) e malgrado quell’incredibile flusso di denaro speso in suo nome, è fra i 22 Stati più poveri al mondo (207° su 230).

Né sono stati fatti passi avanti sul piano politico: il regime che governa l’Afghanistan è pilotato da ex signori della guerra che si arricchiscono con i peggiori traffici, primo fra tutti quello della droga in costante aumento; lo Stato è fra i più corrotti e inefficienti al mondo, lontanissimo dagli standard minimi di un Sistema democratico e censura, repressione del dissenso e tortura sono prassi comune.

Sono i numeri a tacitare le stucchevoli affermazioni ufficiali: l’intervento occidentale in Afghanistan si è risolto in uno spaventoso disastro, ovvero in un pozzo senza fondo dove tutti si sono arricchiti; inutile dire che di quell’immensa montagna di denaro quasi nulla è arrivato al Popolo afghano, a cui è stato riservato solo il prezzo del sangue.

Per 16 anni, senza alcuna altra motivazione che la totale sudditanza agli Usa, l’Italia ha pagato un alto prezzo di vite spezzate e continua a spendere miliardi per un’operazione criminale, facendosi complice della striscia di sangue che s’allunga ogni giorno. Al di là delle vuote parole di circostanza, l’Italia è complice della distruzione dell’Afghanistan, del permanere dell’occupazione militare Usa nel Paese, del sostegno dato a un regime marcio e corrotto, dei tanti, tantissimi crimini che vengono compiuti in nome di un intervento bugiardo, messo in piedi da Washington per denaro e proiezione di potere, ed appoggiato supinamente dai suoi satelliti, Roma in testa.

di Salvo Ardizzone

Fonte il Faro sul Mondo 

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