VESUVIO IN FIAMME: UN DISEGNO CRIMINALE BEN ORGANIZZATO

L’alba del Vesuvio è una nube tossica che copre il vulcano. Puzza di bruciato, bruciore agli occhi e alla gola per chi si trova anche nel centro di Napoli. Una coltre di nebbia si abbatte sul Golfo e sulla città mentre lo stato d’animo collettivo è un misto di rabbia e scoramento. “È stata dura stanotte con quel fumo”, dice Francesco che abita a Somma Vesuviana e ha visto il fumo sulla sua testa. E così è accaduto per tutti i comuni in prossimità, alcuni risparmiati dalla direzione del vento. Il fronte delle fiamme circonda tutto il perimetro, da sud dove è bloccata la ferrovia per Salerno e nord dove si va a unire ai roghi tossici della provincia.

La sensazione di trovarsi in guerra, una guerra chimica. La certezza è che si tratti di un disegno criminale ben organizzato. Lo dice il Capo della Forestale di fronte agli inneschi ritrovati e muove una prima accusa: “può essere una risposta alle attività contro l’abusivismo edilizio”. Lo confermano le testimonianze raccolte sul corriere.it da Amalia De Simone che si è inoltrata fin dentro i roghi. E lo dimostra questa foto dall’alto in cui si vede la precisa circolarità dei focolai. Secondo il Mattino sarebbero stati usati dei gattini come arieti infuocati, per inoltrare gli incendi nelle zone più interne: poi il Corpo forestale ha smentito la fake news. Intanto la Procura di Torre Annunziata (Napoli) ha aperto un fascicolo di inchiesta sui roghi che in queste ore stanno interessando le aree del Vesuvio e diversi comuni della provincia di Napoli. L’accusa è di incendio doloso, per ora a carico di ignoti. Con ogni probabilità le indagini si potrebbero avvalere anche di immagini dall’alto per documentare la situazione legate alle fiamme e al loro evolversi.

E la preoccupazione va a alle discariche di rifiuti tossici, a partire da Cava Sari a Terzigno.


I numeri del disastro

I dati della stessa Protezione civile sono eloquenti: “la situazione sul territorio regionale è particolarmente critica: complessivamente sono 100 gli incendi che vedono impegnate quasi 600 persone. Non accenna a diminuire l’allerta: il bollettino relativo alla suscettività incendi conferma per oggi e per domani una criticità Media”. Sono oltre 600 gli uomini impegnati nello spegnimento dei circa 100 incendi che stanno interessando la Campania tra personale della protezione civile della Regione Campania, dipendenti della Sma Campania e volontari.

In questo scenario si assiste alla disastrosa macchina della prevenzione. A difendere il Parco nazionale del Vesuvio ci sono solo 15 lavoratori, una persona ogni 566 ettari. Quando si trattò di aprire la discarica durante l’emergenza rifiuti 2008-2010, invece, da queste parti arrivò l’esercito. Intanto spunta in Rete un documento che prova “l’indisponibilità della regione Campania alla stipula di una convenzione con i Vigilia del Fuoco nella lotta e nella prevenzione degli incendi” nell’ambito della Campagna Aib 2017.

Secondo il geologo Franco Ortolani a fuoco spento si profila un altro rischio: “È riconosciuto che una delle cause degli incendi criminali è rappresentata dalla ricerca di nuovi pascoli gratuiti lungo i versanti per cui allevatori senza scrupoli appiccano sistematicamente il fuoco durante la stagione non piovosa per distruggere la vegetazione arborea che sarà sostituita in primavera da una fitta vegetazione erbacea. Diminuendo le precipitazioni, magari anche con diversa distribuzione stagionale, può darsi che la vegetazione erbacea non si riprodurrà più così copiosa e rigogliosa come accaduto fino ad oggi”.

Loading...

“Ne discende – aggiunge Ortolani – che per procurarsi criminalmente lo stesso quantitativo di pascolo si renderà necessario distruggere con il fuoco aree boscate sempre crescenti aumentando anche il conseguente rischio idrogeologico per le aree abitate e le infrastrutture a valle quando i versanti devastati dal fuoco siano interessati da nubifragi con innesco di flussi detritici che possono essere devastanti”.

 

Il piano criminale

A chi giova questo piano criminale? Se gli incendi in aree boschive riguardano spesso la ricerca di nuovi pascoli, è molto più di una coincidenza il numero simultaneo di roghi tossici da settimane in Campania.

La vicenda del Vesuvio non si può slegare a quella complessiva della Terra dei fuochi. Ieri a Bellona (nella foto a sinistra pubblicata su facebook da Salvatore Minieri) è andata a fuoco la Ilside, sito di rifiuti speciali. Roghi di monnezza e terra si ripetono a decine ogni giorno. Secondo i comitati questa situazione è la coincidenza di due fattori. Da una parte c’è il periodo dell’anno di dismissione della produzione di tutta l’economia sommersa e “illegale” che porta a sversamenti abusivi e quindi ai roghi. Dall’altra c’è la partita delle bonifiche. Spesso i fuochi più disastrosi avvengono nei siti più sensibili: Resit, discariche, siti di rifiuti speciali.

L’obiettivo potrebbe essere quello di creare ad hoc un’emergenza per sbloccare i fondi già stanziati per le bonifiche e la messa in sicurezza: secondo i comitati sono sempre gli stessi attori del disastro ambientale a voler mettere mano su quella torta. Infine, ciò che lascia perplessi è il silenzio istituzionale che dura da giorni: nessuna istituzione, oltre alle amministrazioni comunali interessate, ha fatto sentire la vicinanza alle popolazioni.

Giuseppe Manzo

Fonte nelpaese.it.

Loading...
loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: