Hanno ucciso Mauro, l’eremita che aveva rinunciato al caos moderno per vivere felice tra i boschi

Hanno assassinato Mauro Pretto, un uomo di 47 anni che aveva fatto della libertà la sua ragione, Mauro infatti viveva solo in una casa sperduta tra i boschi di Vicenza, tra secolari castagni e natura incontaminata, lontano da fabbriche opprimenti e dalla cementificazione delle città urbane.

Mauro era noto anche come “l’eremita” , poiché sentiva la necessità della solitudine e ritornava alla “civiltà” solo per necessità, svolgendo brevi e saltuari lavori di giardinaggio, di falegnameria e di taglia legna per terzi privati, quel poco che gli bastava insomma per procurarsi il necessario per vivere.

All’eremita moderno del nord Italia non interessava il posto fisso, la famiglia, gli acquisti superflui, il dipendere dalle comodità e i confort della vita moderna o l’aspettare con ansia la domenica dopo una settimana di stress, Mauro era diverso, viveva semplicemente alla giornata, applicando ogni giorno ciò che tanti italiani sognano di fare, uscire dal sistema, e forse è proprio per questo che Mauro dava fastidio a qualcuno, ma la mia è solo un ipotesi.

Mauro è stato ucciso a fucilate quando ha aperto la porta di casa a qualcuno che precedentemente aveva bussato tendendogli una vigliacca trappola. L’eremita vicentino era noto per la sua attività di ambientalista e non mancava mai a presentarsi quando c’erano da salvare degli alberi dagli aggressivi dagli dell’uomo moderno amante del disboscamento.

Mauro era uno di quelli che c’è l’aveva fatta davvero a rinunciare alla vita capitalista, difatti lo si vedeva spostarsi solo a piedi o in bicicletta, ma il giovane eremita sapeva anche mantenere saldi rapporti sociali, come racconta l’amico in lacrime che lo ha trovato morto a terra che racconta di quando era malato e faceva la chemio, aveva perso tutti i capelli, e il suo amico eremita avendolo visto piangere disperato, aveva deciso di ritornare a trovarlo il giorno seguente con i capelli rasati per farlo sorridere e non farlo sentire diverso.

Un uomo solitario che aveva rinunciato al mondo moderno, ma che aveva un cuore grande.

Gino Bertese, un conoscente racconta al giornalista del Corriere della Sera che nei giorni successivi al delitto dell’eremita accadevano fatti strani:

«Vede laggiù, c’era un pescatore con una canna. Peccato che nel torrente non ci sia acqua. Boh».

Insomma chi ha ucciso un uomo libero e perché?

Che fastidio poteva dare un uomo che aveva rinunciato al mondo civilizzato e alla corsa al possesso? Forse le sue lotte ambientaliste?

 

di ilnuovomondodanielereale.blogspot.it

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