Siria: Gentiloni ribadisce la sudditanza agli USA ma dimentica gli interessi italiani

Prima dell’infame primavera takfira, ENI, Ansaldo Energia, Italcementi, Italferr e Turbocare facevano investimenti con la Siria e con la famiglia Assad.

La prima con il famoso “gasdotto della pace” di Enrico Mattei, il quale, partendo dai giacimenti di Port Said in Egitto, avrebbe attraversato Gaza (sotto controllo palestinese), raggiunto Haifa e, pace permettendo, proseguito per Libano e Siria. La seconda con contratti per servizi, parti di ricambio e macchine per un controvalore di pertinenza pari a 160 milioni di euro stipulati nel 2010. La terza con la partecipazione, nel 2008, alla realizzazione di una cementeria insieme alla Badia Cement Jsc, società siriana controllata dal gruppo saudita Muhaidib. La quarta con il montaggio e varo delle travate metalliche da inserire sul ponte della linea ferroviaria al-Tabeje-al-Bookamal sul fiume Eufrate e il potenziamento della tratta Damasco-Aleppo. La quinta con la progettazione di una turbina a gas a Baniyas (Tartus) insieme alla T.O.E.C. In Siria vi era una presenza italiana di circa 40.000 dipendenti.

Una influenza geopolitica di tutto rispetto, tanto che fummo noi a recarci a Damasco in qualità di mediatori tra il Fondo Monetario Internazionale e il governo, il 18 marzo 2010. Le sanzioni, gli embarghi e i drastici “blitz umanitari” hanno distrutto tale consistente volume d’affari.

Di tutta risposta, Paolo Gentiloni, alla Camera, anziché ribadire la contrarietà a tutto ciò ha dichiarato che “l’Italia non è un Paese neutrale, bensì alleato degli USA”. Il supporto logistico-militare ai raid di venerdì notte, attraverso la messa in volo di aerei da rifornimento KC-767 dell’Aeronautica dallo spazio aereo giordano, visto come una cosa positiva, necessaria. Eppure ha distrutto il centro di ricerca di Barzeh, unico centro farmacologico rimasto in attività nel Paese capace di produrre farmaci tumorali ha permesso all’ISIS di sferrare un’offensiva ai danni dell’esercito siriano lungo l’asse occidentale nel distretto di al-Qadam.

Cornuti, mazziati e felici di pagare la vaselina per farci sodomizzare, perché il nostro non si è fatto scappare l’occasione di ribadire la necessaria uscita di scena di Bashar al-Assad, che manderebbe gambe all’aria qualsiasi nostro ruolo nella ricostruzione della sua Nazione. È un’Italia cuckold, quella targata PD.

(di Davide Pellegrino) – Oltre la Linea

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