Sicilia: perdura crisi idrica a Niscemi, cittadini disperati

I rubinetti nelle case di Niscemi hanno la stessa forma curva dei punti interrogativi. Il passatempo degli innamorati, che a ogni strappar di petalo recitano il m’ama non m’ama, i concittadini del tristemente famoso paesino siciliano (Muoslo rivivono a ogni contatto con quest’appendice di tubo. In questa città, infatti, girare la manopola in senso antiorario non sempre porta l’effetto desiderato. Talvolta sei fortunato, talaltra no. Quest’anno sono in molti a non avere fortuna, in troppi a rimanere a bocca asciutta. Il liquido insapore, che chiamiamo acqua dolce, spesso non si fa trovare e costringe molti di noi a ricorrere a cisterne e serbatoi. Lo skyline di Niscemi è fatto anche di questo: decine di grosse vasche sui tetti, come nuvole di plastica ancorate alle tegole, per evitare che un vento ostile si porti via anche quelle. L’acqua è razionata, la si centellina in una turnazione confusa, come in tempo di guerra o a seguito di calamità. Ma per la strada nessuno spara e nemmeno viviamo in un territorio terremotato o vittima di cataclismi. Noi semplicemente viviamo una normalità che altrove verrebbe considerata emergenza, un supplizio che per noi è sistema.

Il prezioso liquido arriva da lontano, attraversa le case in una una complicata nervatura metallica e sempre attraverso tubi invisibili, incanala l’acqua sporca verso un altrove che non si conosce. Ma forse è il caso di indagare da dove viene tutta quest’acqua. Non siamo andati ancora a fondo nella questione che già scopriamo che le reti idriche siciliane, ossia i tubi dentro ai quali scorre l’acqua, sono degli obsoleti colabrodo dove si perde un litro su due. Da un censimento delle acque condotto dall’Istat nel 2012, apprendiamo che nella nostra regione si disperde il 45, 6% dell’acqua potabile immessa negli acquedotti. Il dato è ancora più allarmante se si pensa che nel periodo 2008-2012 non solo è aumentata l’acqua dispersa, ma è anche diminuita quella erogata. Tutto questo spreco è riconducibile a diversi fattori.

Esiste una dispersione, cosiddetta fisiologica, legata al fatto che queste reti sono lunghissime e viaggiano per chilometri nel sottosuolo, tra cambi di pressione e densità. Poi ci sono le ragioni riconducibili all’incuria, alla conseguente erosione o rottura delle condutture, alla vetustà di certi impianti e, per non farci mancare nulla, alle deviazioni non autorizzate, che (sì, si verificano ancora!) vanno sotto il nome di furto d’acqua. A seguire, poiché viviamo nel villaggio globale, è accaduto che la crisi finanziaria che imperversa da anni ha riversato sul campo delle attività di manutenzione degli impianti la sua ombra, prendendo la forma di una drastica diminuzione degli investimenti nel settore idrico, lasciando all’incuria decine di chilometri di rete idrica, con conseguenze nefaste sui volumi di acqua dispersi.

Ma non vogliamo trattare solo di questioni distanti che sembrano impossibili da affrontare. Non vogliamo limitarci a tratteggiare il problema facendo spallucce e descrivendo la nostra emergenza idrica come il frutto di un destino nefasto contro il quale non possiamo nulla. La crisi idrica che si vive ciclicamente a Niscemi ha anche un nome e cognome, un responsabile che non ama essere chiamato in causa, ma alla cui negligenza dobbiamo gran parte delle nostre privazioni: Caltaqua. Non sono a caccia di querele e non ho niente contro “il gestore del servizio idrico integrato per tutta la provincia di Caltanissetta” che dal 27 Luglio del 2016 si occupa della distribuzione dell’acqua del nostro comune. Tuttavia non posso fare a meno di rilevare che una diversa gestione delle cose, avrebbe portato a risultati meno disastrosi. Nella Home Page del suo sito internet, Caltaqua ci tiene a precisare che l’attenzione al cliente è un loro obiettivo prioritario. “La gestione del rapporto con i nostri clienti è un valore per la nostra società. I nostri clienti sono il centro dell’interesse aziendale”, dichiarano con orgoglio.

A valutare dai risultati che il loro “interesse aziendale” ha prodotto, mi vien da concludere che devono essersi distratti un tantino. Le famiglie niscemesi sono disperate per la mancanza totale di acqua, che le ha private per decine di giorni della normale erogazione. Ognuno racconta una storia fatta di privazione, di vergogna, di imbarazzo per non potersi lavare con regolarità. Vivere senz’acqua non significa solo dover spendere ingenti somme per farsela recapitare, stoccandola nei recipienti in cima ai tetti. Vivere senz’acqua significa, prima di tutto, vedersi privati di un bene indispensabile, senza il quale la normale vita di relazioni che per gli altri è scontata, diventa un miraggio e si è costretti a rinunciare al piacere di vivere un’esistenza normale.

In tutto questo Caltaqua non si è fatta vedere. Decine di niscemesi ci hanno riferito che i loro tentativi di avere chiarimenti da parte della società erogante sono stati disattesi. Detto questo ci tengo a precisare che io non ho niente contro Caltaqua e sono disposta a credere, quando ci dicono che i disagi dipendono da circostanze estranee al loro operato. Da riscontrare che dall’insediamento del nuovo governo a Niscemi l’atteggiamento dell’azienda è molto migliorato. Dai primi colloqui tra il neo sindaco e i vertici di Caltaqua è emerso una voglia di affrontare il problema, trovando soluzioni insieme senza far pagare ai cittadini le inevitabili difficoltà che la gestione di una rete idrica tanto complessa inevitabilmente crea. La crisi idrica dev’essere risolta. Chiunque ci metterà impegno e professionalità per essere parte della soluzione, ci avvicinerà a un traguardo che negli anni nessuna amministrazione ha saputo conquistare. Rendere Niscemi una città normale. Dove girare la manopola del rubinetto non equivale a un testa o croce, dove il mercato immobiliare non deve premiare una casa con un’ampia vasca sul tetto, aumentandone il valore, perché quel contenitore non servirà più a niente. Sarà un retaggio del passato, un dettaglio da raccontare ai nostri nipoti. Io sogno il giorno in cui quelle enormi taniche di plastica verranno disancorate e sopra i tetti delle nostre case ci saranno solo nuvole. Solo nuvole vere e un cielo sereno.

di Adelaide Conti

Fonte ilfarosulmondo.it

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