Il segreto di Michelangelo: Il il dono divino non viene da una forza superiore ma dalla nostra mente

Fece per la chiesa di Santo Spirito della città di Firenze un Crocifisso di legno, che si pose ed è sopra il mezzo tondo dello altare maggiore a compiacenza del priore, il quale gli diede comodità di stanze; dove molte volte scorticando corpi morti, per istudiare le cose di notomia, cominciò a dare perfezione al gran disegno ch’egli ebbe poi“. (Giorgio Vasari, Vita di Michelangelo)

Forse il primo uomo (documentabile) ad avanzare l’ipotesi dell’anatomia del cervello celata nel dipinto di Michelangelo è stato qualche anno fa un medico americano,  Frank Meshberger, notando che le figure dietro Dio e il mantello formano una figura pienamente corrispondente alla sezione sagittale della corteccia cerebrale. E Michelangelo, nel Rinascimento, non era l’unico a studiare l’anatomia dai cadaveri ed a riportarla fedelmente nelle sue opere. Inoltre, al tempo di Michelangelo, gli anatomisti credevano che il prezioso ben dell’intelletto, dono di Dio, avesse la sua sede nel cervello. In base a questa ipotesi, nell’affresco tradizionalmente chiamato “Creazione di Adamo” (qui il link per vedere la Cappella Sistina in 3d), potrebbe essere simboleggiato un messaggio molto particolare.

L’interpretazione tradizionale di questa scena è che Adamo non venga fisicamente creato, ma sia in pörocinto di ricevere qualcosa di importante, ma sottile, dalla mano di Dio. Più che creazione di Adamo, infatti, l’affresco, il punto centrale nella volta della cappella, rappresenta il completamento dell’uomo, ciò che lo rende immagine e somiglianza di Dio. La languida postura di Adamo è raffigurata mentre si desta dal torpore, del tutto opposta all’energica postura del Creatore. La composizione permette allo spettatore quasi di percepire il passaggio di una scintilla fra due poli opposti, scintilla che scorre tra le dita protese.

Scrive Meshberger che, sfogliando un libro su Michelangelo mentre si rilassava dopo ore di intenso studio in un laboratorio di neuroanatomia (presso la Scuola di Medicina Indianapolis), fu subito colpito dalla forma dell’immagine che circonda Dio e gli angeli. Era la stessa cosa su cui aveva lavorato tutto il giorno. Era il profilo inconfondibile della sezione trasversale mediosagittale di un cervello umano. Inoltre, il vestito vorticoso verde corrispondeva con l’arteria vertebrale. La gamba dell’angelo che si estende sotto la base del contorno rosa dividerebbe l’ipofisi anteriore dalla posteriore. Inoltre, Meshberger notò lo schema generale del solco, e la scissura di Silvio, che separa il lobo frontale da quello parietale. Anche se incuriosito dalla corrispondenza tra l’affresco e la sezione trasversale del cervello, tornò ai suoi studi ed alla sua vita. Di tanto in tanto, parlava casualmente della sua osservazione ad amici. Dopo il restauro della Cappella nel 1988 però, la sua curiosità si fece morbosa e cominciò a documentarsi seriamente: si rese conto che a quanto pare nessun altro aveva mai fatto una simile osservazione, neanche fra i contemporanei di Michelangelo.

La Sibilla Delfica. Per Michelangelo, Dio si rivela anche ai pagani

Studiosi e storici dell’arte hanno da tempo riconosciuto che Michelangelo abitualmente faceva ampio uso del simbolismo in pittura e scultura, ed era anche appassionato di enigmi visivi e di humour (spesso raffigurava nelle opere, anche per denigrarli, i volti dei suoi contemporanei più famosi, o dei suoi nemici). Inoltre, quello che si può chiamare il “cast di supporto” e gli abbellimenti che decorano la volta (le figure nude, i profeti e le sibille, i simboli negli incastri), non sono mai stati interpretati in modo univoco. E’ certo che uno dei messaggi centrali delle immagini della volta della cappella è che il paganesimo (raffigurato dalle sibille; la Sibilla Delfica è in tipico abito greco) e le figure dell’antico testamento (i profeti ebraici) sono la prefigurazione del compimento avvenuto nel Cristianesimo. Una prefigurazione che probabilmente, per Michelangelo, i pagani ed i filosofi coglievano  già con la ragione, con l’intelletto. Che Dio lo avessero colto anche i pagani, specie nell’arte, per Michelangelo era palese: quando morì Lorenzo, i roghi di Savonarola delle opere d’arte  fiorentine d’ispirazione pagana lo lasciarono sconvolto e attonito. Marsilio Ficino, un altro grande del rinascimento che Michelangelo conobbe personalmente alla corte di Lorenzo il Magnifico, scrisse la “pericolosa” idea che “per ispirazione della Provvidenza abbiamo interpretato il divino Platone e il grande Plotino”. » Infatti, il simbolismo attribuito alle opere di Michelangelo non è solo dovuto al clima artistico e religioso di Firenze vero la fine del Quattrocento, ma anche alla filosofia del neoplatonismo. Michelangelo era a contatto diretto con le idee di Marsillio Ficino (1433 – 1499), e Pico della Mirandola (1463 – 1494). Al momento di dipingere la Creazione di Adamo i suoi scritti e le sue opere riflettono la sua fede nell’origine divina dell’arte e della bellezza fisica (la sua nota concezione della scultura come arte del “levare” la materia in eccesso per liberare dal marmo le idee-forme ivi contenute, è tipicamente neoplatonica), e il credo che l’intelletto umano sia di per sé divino.

Lo schema del cervello umano nella Creazione di Adamo può quindi essere interpretato  come una dichiarazione della fede pittorica di Michelangelo, e cioè l’equiparazione del dono divino dell’intelletto con quello dell’anima. Tuttavia, poiché uno degli assiomi di neoplatonismo è il  fatto che nessuna delle verità eterne, come il concetto di Dio, possano essere comunicate tramite concetti, se accettiamo l’ipotesi di  Meshberger,  Michelangelo sta anche esprimendo la sua convinzione che ogni concetto umano di Dio è necessariamente inadeguato, e ogni immagine di Dio è quindi una creazione della mente, in questo caso, del cervello di Michelangelo.

Fonte filosofiprecari

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