Ponte Morandi: i giornalisti del NYT sanno qualcosa che noi non sappiamo

Ponte Morandi: Il New York Times conosce la verità? – di Massimo Mazzucco

A quanto pare, i giornalisti del New York Times hanno avuto un accesso privilegiato a quello che nessuno italiano è ancora riuscito a vedere: il video integrale del crollo del ponte Morandi.

In questo articolo, pubblicato ieri in versione italiana, il New York Times ha presentato una ricostruzione visiva del crollo del ponte, dichiarando: “Il New York Times ha ricostruito l’accaduto basandosi su un elemento cruciale per le indagini, i video registrati dalle telecamere di sicurezza.”

Notiamo che nella versione inglese dell’articolo si dice invece “The New York Times has recreated what happened by using investigators’ descriptions of a central piece of evidence — video footage captured by a security camera.” Che tradotto significa: “Il New York Times ha ricostruito quello che è successo utilizzando la descrizione degli inquirenti del principale elemento probante, le riprese video di una telecamera di sicurezza.

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Ma la differenza non è poi tanta: che i giornalisti abbiano visionato personalmente la ripresa, oppure che ne abbiano raccolto la descrizione da parte degli inquirenti, il risultato non cambia: loro sanno cosa è successo, e noi no.

Secondo il NYT, ecco quello che è successo, nella loro ricostruzione grafica (dopo le immagini la lista delle didascalie):

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ponte morandi

1 – La strada connessa a questa pila correva sopra il letto asciutto del fiume Polcevera e sopra i binari della ferrovia a circa 50 m di altezza.

2 – Si rompono i cavi degli stralli a sud, provocando il cedimento repentino degli stralli stessi. Parti dell’impalcato iniziano a ruotare verso sud.

3 – Le sezioni dell’impalcato iniziano a cedere e il peso della strada poggia interamente sugli stralli a nord.

4 – … e i cavi rimasti e gli stralli di cemento armato si spezzano.

5 – Le due estremità degli stralli spezzati penzolano dalla pila, mentre parti dell’impalcato finiscono a terra, alcune girate sottosopra.

6 – Infine anche la pila, alta più di 90 m, crolla sulla sua stessa pila di macerie.

A quanto pare quindi sarebbe stato il cedimento degli stralli a sud (quelli verso la foce del Polcevera), ad innescare la catena distruttiva che ha portato al crollo completo del ponte.

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A questo punto si impone una domanda; perchè i giornalisti del NYT arrivano prima di noi ad avere queste informazioni?

Forse questo “leak” del NYT fa parte di una strategia dei Benetton, per anticipare in qualche modo la tesi che a loro farebbe molto comodo, ovvero che il ponte sia crollato per un difetto nel design originale, e non per mancata manutenzione?

Dall’articolo leggiamo infatti:

“I sostegni degli stralli a sud che sembrano aver ceduto per primi sono gli stessi su cui un professore di ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, Carmelo Gentile, aveva notato preoccupanti segni di corrosione o altri possibili danni durante dei test effettuati lo scorso ottobre.

Il professor Gentile avvisò il gestore del ponte, Autostrade per l’Italia, che secondo il professore non fece mai seguito alla sua raccomandazione di eseguire un accurato modello matematico e attrezzare il ponte con sensori permanenti.

“Probabilmente hanno sottovalutato l’importanza dell’informazione”, ha detto il professor Gentile in un’intervista.

Autostrade non ha mai negato le conclusioni del professor Gentile, ma ha ribadito che nessuno aveva ravvisato elementi di urgenza.

In un comunicato, la società ha precisato che i suggerimenti del professor Gentile erano stati inclusi nel progetto di retrofitting del viadotto approvato a giugno, e ha accusato il Ministero delle Infrastrutture di mesi di ritardo nell’autorizzazione dei lavori.”

E poi, naturalmente, spuntano i famosi “esperti” a dare sostegno alla tesi dell’ineluttabilità:

“Secondo gli esperti di queste strutture, è molto difficile misurare l’esatto grado di deterioramento dell’acciaio annegato nel calcestruzzo, come era il caso del ponte Morandi.

“Non c’è niente di più impreciso del provare a valutare le condizioni dei cavi interni,” dice Gary J. Klein, membro dell’Accademia Nazionale di Ingegneria degli Stati Uniti, organo che studia i cedimenti strutturali, e vice presidente dello studio di ingegneria ed architettura Wiss, Janney, Elstner a Northbrook, in Illinois.

“E’ una scienza assai imperfetta.” Dato che la debolezza potrebbe trovarsi in qualsiasi punto della struttura, dice Klein, “Devi essere nel punto giusto al momento giusto, e quindi sono molto scettico sull’accuratezza di stime simili”.

La tesi difensiva che si sta formando sembra quindi la seguente: il problema era strutturale, e stava nella concezione stessa degli stralli, che impedivano di verificare con accuratezza lo stato di corrosione dei tiranti in acciaio.

Noi avevamo incluso il problema nel progetto di retrofitting, ma è colpa del ministero se i lavori sono stati ritardati.

L’articolo inoltre aggiunge: “Finora i video delle telecamere di sicurezza, acquisiti dalla Guardia di Finanza di Genova comandata dal colonnello Filippo Ivan Bixio, non sono di pubblico dominio.”

Ma è possibile che non ci sia un solo giornalista italiano che si ribelli al fatto che quelli del NYT abbiano potuto vedere (o comunque ricevere una descrizione dettagliata) del video del crollo, e noi no?

Fonte Luogocomune

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