Come e perché la Monsanto sta cercando di entrare nel business della canapa

Che il potenziale macroeconomico della legalizzazione abbia da tempo stuzzicato l’appetito delle corporation non è certo una novità. Basti pensare che nel solo Colorado il giro d’affari generato dalla legalizzazione è stimato in 2,57 miliardi di dollari, e gli analisti stimano un potenziale di crescita del 65% all’anno, un tasso che è superiore al mercato degli smartphone. E non per niente il maggior lavoro di lobby pro-legalizzazione nel mondo lo sta portando avanti il “filantropo” multimilionario George Soros, che solo negli stati uniti ha finanziato con oltre 80 milioni di dollari le campagne per la legalizzazione negli ultimi anni.

GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI NELLA LEGALIZZAZIONE IN URUGUAY. Ma non è solo la finanza a interessarsi del mercato. Pare sempre più evidente l’impegno di un’altra multinazionale: la Monsanto, cioè la corporation leader mondiale nel commercio e nei brevetti di semi transgenici, con un giro di affari di 8,5 miliardi di dollari annui. Secondo alcuni analisti proprio la Monsanto starebbe cercando di inserirsi nella legalizzazione in atto in Uruguay. Legalizzazione che dopo essere stata annunciata per il 2014, è stata rinviata di un anno dal presidente Mujica per “problemi tecnici”. Ebbene, stando a quanto rivelato dalla Bbc ci sarebbe stato un incontro fra Mujica, Soros e Rockfeller (altro multimiliardario americano) a New York lo scorso settembre, proprio per parlare del processo di approvazione della legge, la cui campagna promozionale è stata finanziata al 60% dalla “Open Society Foundation” di Soros.

COSA C’ENTRA LA MONSANTO? Il progetto di legalizzazione in atto in Uruguay prevede, oltre alla possibilità di autocoltivazione autonoma per singoli e cannabis social club, anche che la cannabis sia distribuita nelle farmacie da parte del sistema pubblico. E proprio in questo settore starebbe cercando di infiltrarsi la Monsanto, nella quale (strana coincidenza) figura tra gli azionisti proprio George Soros. Nel progetto del presidente Mujica, la cannabis legale uruguayana, dovrebbe essere di un’unica qualità, prodotta attraverso semi che abbiano un unico codice genetico, così da permettere di differenziarla chiaramente da quella prodotta dai narcotrafficanti, che la legalizzazione intende sconfiggere. La Monsanto starebbe cercando di convincere il presidente, che una varietà geneticamente modificata e brevettata sarebbe la soluzione migliore a questo scopo.

QUELLO STRANO ACCORDO TRA MONSANTO E BAYER. Dalla Monsanto, sono giunte più volte smentite riguardo al suo presunto interesse nel mercato della cannabis ogm, ma nei fatti i suoi movimenti nel settore sono noti da anni, così come quelli delle multinazionali del farmaco. Quello che è certo, infatti, è che è già dal 1990 che alcune ditte farmaceutiche lavorano nell’ombra attorno a una varietà di cannabis perfezionata dallo scienziato David Watson in Olanda e venduta alla multinazionale HortaPharm, che dal 2003 vede al lavoro su questo brevetto altre due tra le maggiori corporation del farmaco a livello mondiale: GW Pharmaceuticals e Bayer. Nel 2007 Bayer e Monsanto hanno firmato un accordo che prevede un costante e reciproco scambio di informazioni e tecnologie, all’interno del quale è stato coinvolto anche il brevetto su questa varietà di cannabis. Inoltre, secondo la rivista Cannabisculture, che cita una fonte anonima del ministero della Salute canadese, all’interno dell’Università del Mississippi, da tempo si condurrebbero sperimentazioni genetiche su dei semi di cannabis che sarebbero stati forniti dalla Monsanto. Mentre si ha notizia di altre sperimentazioni del genere che la stessa multinazionale starebbe portando avanti in Messico.

LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA CANNABIS OGM. Insomma, la questione è ancora nebulosa, ma sufficiente per immaginare le conseguenze che un tale scenario potrebbe avere. Queste, non risiederebbero solo nelle ovvie conseguenze che una varietà di cannabis ogm potrebbe avere a livello di qualità del prodotto e rischi per la salute. Un altro allarme scatterebbe anche per i coltivatori che potrebbero cercare sostentamento in questo mercato. Infatti nei settori che già la Monsanto domina a livello mondiale (come cotone, mais e riso), quello che si è riscontrato è una sempre maggiore difficoltà per i contadini, che si vedono obbligati ad utilizzare semi di proprietà Monsanto venduti a caro prezzo e resi sterili (di modo che ogni anno il coltivatore sia obbligato a ricomprarli). Una condizione che ha reso i contadini del sud del mondo schiavi della spirale di debiti contratti verso la multinazionale americana, al punto che in India si sono verificati negli ultimi anni migliaia di suicidi tra contadini che non riuscivano più a sostentare le proprie famiglie. Se la legalizzazione a livello mondiale andrà a edificarsi sulle esigenze delle multinazionali anziché sui diritti di cittadini e piccoli produttori, il rischio è che quello della cannabis diventi l’ennesimo mercato dalle uova d’oro per corporation che si arricchiscono sulle spalle del pianeta.

 

Fonte dolcevitaonline.it

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