Pancho Villa, il rivoluzionario messicano che umiliò gli Stati Uniti d’America invadendo Columbus

Il suo mito è sempre vivo in Messico perché, come Emiiano Zapata, diede l’impressione di stare dalla parte dei poveri contro i ricchi e i profittatori.

Un episodio poco conosciuto in Europa è quello dell’attacco lanciato dal rivoluzionario messicano Francisco Villa contro la cittadina statunitense di Columbus.

Era il 1916, in Europa era in corso quella conosciuta con il nome di “Grande Guerra” con tanto di massacri nelle trincee tra Francia e Germania, in America si prendeva la scena Francisco “Pancho” Villa, pseudonimo di Doroteo Arango Aràmbula, rivoluzionario e guerrigliero messicano diventato l’eroe indiscusso assieme a Emiliano Zapata della rivoluzione messicana del 1910-1911.

Sarebbe magnifico, e ci credo, che posso contribuire a rendere il Messico un luogo felice.                       Cit. Pancho Villa

Un uomo per certi versi leggendario che cominciò la sua avventura all’età di 16 anni quando sparò a un ranchero che aveva tentato di violentare sua sorella maggiore. Fu l’inizio della sua latitanza, del suo rapporto con i peones con i quali condivideva l’odio per i ricchi possidenti terrieri e i latifondisti. Era un fuorilegge Villa, ma anche una sorta di Robin Hood messicano che rapinava ricchi minatori e rancheros per ridistribuire i soldi ai poveri, questo lo portò diverse volte in carcere dal quale riusciva quasi sempre ad uscire.

Partecipò attivamente alla rivoluzione messicana nello Stato di Chihuahua, proprio al confine con il Texas e il New Mexico, e cominciò a realizzare operazioni di guerriglia assieme ai suoi fedelissimi a cavallo in modo simile alla guerriglia che era stata praticata da Apache e Comanche qualche anno prima. Dopo vari rovesci che lo portarono anche a essere condannato a morte per insubordinazione e a riparare negli Stati Uniti, Villa alla fine tornò in Messico a testa alta e riuscì anche ad assicurarsi il controllo dello Stato di Chihuahua assieme a Emiliano Zapata, con il quale cominciarono a fomentare i contadini esortandoli alla rivolta e a passare il confine tra Messico e Stati Uniti dal momento che il governo americano aveva appoggiato il presidente messicano Carranza.

Gli eserciti sono i maggiori sostenitori della tirannia.
Cit. Pancho Villa

In questo periodo Pancho Villa divenne una sorta di fantasma per gli americani, con il presidente Woodrow Wilson che per oltre un anno mandò migliaia di soldati a cercarlo palmo a palmo, senza mai riuscirci. Fu allora che, il 9 marzo del 1916, Pancho Villa assaltò la cittadina di Columbus nel New Mexico, USA, dove all’epoca si trovava una guarnigione di almeno seicento soldati americani. Pancho Villa e i suoi misero l’abitato a ferro e fuoco facendo saltare in aria anche un albergo cittadino e uccidendo almeno 17 persone.

Wilson andò su tutte le furie e mise su di lui una taglia di 5000 dollari, tantissimi per l’epoca, ordinando una spedizione punitiva su larga scala. Gli americani non badarono a spese inviando 10.000 soldati guidati dal generale John Pershing e dal suo socio George Patton, due uomini che poco dopo sarebbero diventati famosi per via delle loro imprese nella Prima Guerra Mondiale. Ma nonostante il grande impiego di soldi, armi e mezzi anche moderni come dirigibili e aerei da guerra, Pancho Villa svanì nel nulla e dopo un anno di vani tentativi gli americani rinunciarono all’impresa.

Villa sarebbe poi morto assassinato nel 1923 in circostanze non meglio chiarite, con molti che accusano proprio Washington di aver voluto così dimenticare l’affronto subito, altri il governo messicano, o forse sono stati entrambi. Per anni e anni non ha avuto degna sepoltura, non ha avuto un monumento in suo onore, non è comparso sui libri di scuola e sapete perché? Perché Pancho Villa, come i nostri briganti, è quel tipo di uomo che anche da morto continua ancora a far paura! Gli uomini muoiono…le idee restano.

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