Olio di palma, abbattuta anche l’ultima frontiera: inizia la deforestazione dell’isola di Papua

La situazione non è cambiata, purtroppo. L’olio di palma continua a mangiarsi le foreste. O meglio, l’industria e le multinazionali stanno rasando al suolo migliaia di ettari.

Perché, e ormai lo sappiamo, l’olio di palma è presente in tantissimi prodotti che usiamo ogni giorno: dallo shampoo agli articoli di make-up, dal biodiesel alle merendine che diamo ai bambini. Ne abbiamo parlato in più di una occasione e ribadito più volte. Senza però risultati, la notizia di oggi è spaventosa e triste insieme: la coltivazione di palma da olio è arrivata in Papua, l’ultima isola incontaminata dell’arcipelago indonesiano. Così, il Paese con la terza foresta tropicale più grande ottiene un nuovo primato: quello per la deforestazione.

Secondo il rapporto di Greanpeace, Rouge Trader, un’area di foresta grande due volte la città di Parigi è stata già distrutta. Il responsabile? Gama Plantation, azienda strettamente legata a Wilmar International, la più grande società produttrice di olio di palma, da cui si riforniscono multinazionali come Nestlè, Procter&Gamble e Unilever. Come denuncia Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia, su il manifesto: «Nel 2013, Wilmar si è impegnata a ripulire la propria filiera di approvvigionamento dalla deforestazione e dalla violazione di diritti umani ma, invece di rispettare questo impegno il colosso dell’agribuisiness ha preferito vendere le piantagioni più controverse a Gama, dalla quale continuava a rifornirsi. Tra il 2010 e il 2015 numerose multinazionali – come Unilever, nestlè, Mars, Ferrero e Pepsico – si sono impegnate a non rifornirsi più, entro il 2020, da aziende che producono olio di palma a discapito delle foreste e dei diritti umani. Sebbene alcune multinazionali come Ferrero e Danone abbiano compiuto buoni passi avanti, a meno di due anni dalla scadenza accordata nessuna grande compagnia può affermare di aver completamente ripulito la propria filiera».

Ci piacerebbe sapere come e a quale prezzo la Gama Plantation ha ricevuto l’autorizzazione a sfruttare e devastare un patrimonio di tutti.

Desirée Colacino
d.colacino@slowfood.it

Fonte slowfood

loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: