Non farti ingannare: Trump continua la vergognosa politica estera dei suoi predecessori

tratto da Die Welt, di Seymour M. Hersharticolo integrale

Non c’è alcuna prova concreta della strage di Khan Sheikhoun, né che in occasione dei raid siano state usate armi chimiche. In sintesi: il 4 aprile 2017, a differenza di quanto riportato dai media internazionali, non ci sarebbe stato nessun attacco chimico in Siria. A scriverlo è il quotidiano tedesco Die Welt, in un articolo a firma del giornalista, scrittore e vincitore del premio Pulitzer (1970) Seymour M. Hersh, pubblicato il 25 giugno scorso.

Secondo Hersh, Trump era stato avvisato dai suoi servizi di intelligence della mancanza di prove concrete sull’uso di gas sarin da parte del regime di Damasco. A tycoon – si legge nel pezzo dal titolo “La Linea rossa di Trump” – sarebbero anche stati riferiti diversi dubbi sull’autenticità delle foto che, nelle ore successive alla strage, iniziarono a circolare in rete. Immagini promosse e sponsorizzate soprattutto dai “caschi bianchi“.

Malgrado ciò, il presidente Usa decise comunque di rispondere con violenza, bombardando la base di Al Shayrat con 59 missili Tomahawk e segnando così una svolta alla sua presidenza e a sei anni di guerra in Siria. La notizia assume estrema rilevanza all’indomani del monito arrivato dalla Casa Bianca, che ieri in una dichiarazione ufficiale ha messo in guardia il presidente siriano Bashar Assad contro nuovi attacchi chimici di cui gli Stati Uniti avrebbero individuato i “possibili preparativi”, ammonendo inoltre che se condurrà un altro attacco di massa mortale con questo tipo di armi lui e il suo esercito “pagheranno un prezzo pesante“.

Un avviso che stride tuttavia con quanto riportato dal Die Welt. Sempre secondo Hersh, infatti, l’intelligence Usa avrebbe chiarito che l’attacco del 4 aprile sarebbe sì stato condotto dal regime siriano, ma attraverso esplosivi e armamenti convenzionali e per di piùcontro una base jihadista. I particolari dell’attacco, comprese le informazioni sugli obiettivi colpiti, sarebbero poi stati forniti da Mosca a Washington nei momenti successivi al blitz.

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