Monsanto condannata per ecocidio dal “Tribunale Internazionale Monsanto” all’Aja, in Olanda

«Colpevole». È il verdetto emesso a metà aprile dal “Tribunale Internazionale Monsanto” all’Aja, in Olanda. Il tribunale di opinione organizzato dalla società civile ha giudicato un imputato eccellente: il gigante dell’agrochimica Monsanto, recentemente acquisito dal gruppo tedesco Bayer. Il verdetto a cui sono giunti i cinque giudici nominati dalle associazioni è pesante: Monsanto è colpevole di aver violato il diritto a vivere in un ambiente sano, al cibo e a uno standard di salute adeguato. I giudizi si sono basati sulle leggi internazionali che regolano i diritti umani e ambientali, dopo aver ascoltato numerose testimonianze.

L’accusa più pesante è quella di “ecocidio”, ovvero di aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità: dall’Argentina al Burkina Faso, dagli Stati Uniti all’India. Un reato che non esiste nella legislazione internazionale, l’ecocidio, ma di cui il tribunale della società civile chiede l’introduzione per colmare la disparità tra i diritti concessi alle multinazionali e i loro obblighi nei confronti delle comunità.

«Una parodia», così Monsanto ha definito in una lettera aperta l’iniziativa del tribunale, accusando gli organizzatori di voler distrarre l’attenzione dalla necessità di un’agricoltura tecnologica, in grado di poter sfamare una popolazione mondiale in forte crescita. La sedia riservata all’imputato, durante tutta la durata del processo, è rimasta vuota e Monsanto, informata e invitata a partecipare, non è stata in alcun modo rappresentata.

Sementi ogm e diritto al cibo: Usa e Burkina Faso

Numero uno al mondo tra i produttori di sementi tradizionali e ibride, Monsanto avrebbe abusato della sua posizione dominante, spingendo contadini e paesi ad adottare semi geneticamente modificati per migliorare la produttività. Secondo il tribunale di opinione, infatti, la multinazionale avrebbe messo a rischio il diritto al cibo per contadini e intere comunità.

L’esempio riportato nella sentenza è quello degli Stati Uniti: nelle campagne statunitensi centinaia di agricoltori sono stati costretti a indennizzare Monsanto per aver utilizzato sementi ibride senza licenza. A pagare la compagnia sono stati anche i contadini che si sono ritrovati i campi contaminati da ogm e che avevano conservato le sementi per l’anno successivo. Le sementi ibride, infatti, devono essere acquistate tutti gli anni, perché vincolate da patenti.

In un report del 2013 dal titolo “Seed Giants vs US Farmers” (Giganti della semente contro agricoltori), il Center For Food Safety (Centro per la sicurezza del cibo) e la campagna “Save Our Seeds” (Salva le nostre sementi) parlano di 142 cause intentate da Monsanto contro più di 400 agricoltori, per un totale di 23 milioni di dollari vinti dall’azienda. Negli Stati Uniti il 93% dei semi di soia e l’86% di quelli di mais sono ogm. Le sementi di Monsanto avrebbero ridotto anche la biodiversità e si sarebbero rivelate poco efficienti per la loro dipendenza da erbicidi e pesticidi.

Il caso più recente di ritorno ai semi tradizionali è quello del Burkina Faso, che ha deciso di abbandonare nel 2016 il cotone BT di Monsanto e di chiedere un risarcimento a causa del calo di produttività e della scarsa qualità della materia prima.

Erbicida RoundUp: glifosato cancerogeno?

Tra gli erbicidi più contestati e più diffusi al mondo c’è proprio un prodotto che fino al 2001 era un brevetto Monsanto: il RoundUp. Fino a quella data la multinazionale ha spinto molto per la vendita di sementi ibride resistenti al glifosato, la molecola alla base dell’erbicida RoundUp. Non è un caso che questo specifico prodotto sia stato utilizzato in modo intensivo in paesi dove sono diffuse le colture ogm di mais e soia. Monsanto forniva all’agricoltore il pacchetto completo: i semi ibridi resistenti al glifosato e l’erbicida RoundUp. L’erbicida non selettivo, in grado di uccidere tutte le erbacce, veniva utilizzato in modo intensivo prima della semina e al momento del raccolto, per velocizzare l’essiccatura.

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Proprio per l’uso massiccio di erbicida, secondo il tribunale, la compagnia avrebbe violato il diritto alla salute delle comunità vicine ai campi e degli stessi agricoltori che lo utilizzavano. Molti contadini e abitanti delle campagne avrebbero sviluppato linfomi, tumori e malattie croniche.

La comunità scientifica si è però divisa sulla cancerogenicità del glifosato, alla base di molte formulazioni per erbicidi, tra cui il RoundUp. A metà marzo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche ha dichiarato il glifosato non cancerogeno, per mancanza di prove scientifiche che lo dimostrino. Un giudizio che sostiene la posizione già espressa dall’Efsa, l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare e che contraddice lo studiopubblicato nel 2015 e confermato nel 2016 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, aveva inserito il glifosato tra gli elementi probabilmente cancerogeni per l’uomo.

Nel mese di marzo di quest’anno 40 persone hanno avviato un processo presso un ramo della Suprema Corte della California chiedendo i danni alla multinazionale per gli effetti causati dal RoundUp. Nel 2016 la California aveva aggiunto il glifosato nell’elenco dei cancerogeni.

L’Argentina e la soia Monsanto

Oltre agli Stati Uniti, anche l’Argentina è uno dei paesi in cui i prodotti Monsanto, e in particolare i semi ibridi, si sono più diffusi. La multinazionale ha cominciato ad operare nel paese nel 1956. Ma fu negli anni ’90 che la scelta dell’Argentina di puntare sull’agricoltura intensiva spinse in alto le vendite dell’erbicida firmato Monsanto, contestualmente alla diffusione della coltivazione di soia resistente al glifosato.

L’uso indiscriminato di pesticidi, riportano le testimonianze raccolte dal tribunale, avrebbe provocato: malattie, tumori e malformazioni anche nei bambini e nelle comunità adiacenti ai campi coltivati. Testimonianze sono state raccolte dal fotografo Pablo Ernesto Piovanonel reportage “El costo humano de los agrotóxicos” e vengono raccontate nel video “Glifosato: l’erbicida nuoce alla salute del mondo?” di Alessandro Casati e Gaetano Pecoraro (vedi sotto). Secondo dati diffusi da Greenpeace nel 2016 con il report “Trangenicos en Argentina”, nel paese sudamericano in più del 75% delle zone agricole l’aria, il suolo e le acque risultano contaminati.

Sono molte le proteste e le cause contro Monsanto avviate in questi anni. Nel 2016 la comunità di Malvinas nella provincia argentina di Cordoba, dopo tre anni di protesta, ha vinto la sua battaglia contro la multinazionale, che voleva realizzare nell’area il più grande impianto di semi di mais geneticamente modificati.

Monsanto-Agenzia per l’ambiente: rapporti pericolosi

Il verdetto del Tribunale Internazionale Monsanto non ha alcun valore legale, ma a gettare ombre sul comportamento della multinazionale ci ha pensato quest’anno anche una corte federale degli Stati Uniti. La Corte Federale di San Francisco ha desecretato documenti sugli effetti dell’erbicida RoundUp, agli atti di numerosi processi contro il colosso dell’agrochimica. Tra i documenti ci sono mail e comunicazioni intercorse tra i dipendenti di Monsanto e l’Agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (Epa). Un ex dirigente dell’agenzia, infatti, secondo le carte, avrebbe cercato di fermare un’indagine sugli effetti dell’erbicida.

Secondo i documenti la compagnia, inoltre, sarebbe l’autrice occulta di ricerche attribuite ad esperti accademiciche definivano non cancerogene le sostanze contenute nel RoundUp. Monsanto, dal canto suo, ribadisce la scientificità e la trasparenza delle sue attività e definisce “parziale” la pubblicazione: sarebbero molti i documenti, depositati agli atti, che non sono stati diffusi.

Lo scorso 20 maggio in centinaia di città del mondo si è svolta l’annuale “March against Monsanto” (Marcia contro Monsanto), alla sua sesta edizione. Una marcia internazionale organizzata da numerose associazioni della società civile che ha dedicato l’edizione di quest’anno proprio al RoundUp, chiedendone la messa al bando.

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Fonte osservatoriodiritti

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