Marianna Madia: la scalata dell’amichetta dei potenti (questa è l’Italia)

Marianna Madia, titolare della Pubblica Amministrazione, è solo uno dei tanti errori di Walter Veltroni, che la candidò nel 2008 al grido «spazio ai trentenni che meritano».

Già fidanzata di Giulio Napolitano, figlio di Giorgio, era stata promossa da Enrico Letta all’Agenzia di Ricerche e Legislazione. E aveva collaborato con Giovanni Minoli a Rai Educational.

«Porterò in politica tutta la mia straordinaria inesperienza» esordì davanti ai giornalisti. Celebre una sua risposta sul tema dell’aborto: «Cosa ne penso? Vado controcorrente e non rispondo».

Veltroniana, poi vicina a D’Alema e quindi sostenitrice di Bersani alle primarie, la Madia è stata promossa nel governo di Renzi dopo essersi dichiarata renziana.

Confermata disgraziatamente da Gentiloni, non si schioda nonostante flop e polemiche: Il Fatto quotidiano ha sostenuto che la ministro abbia copiato parte del suo lavoro di dottorato all’Imt di Lucca nel 2008 (le accuse sono poi state archiviate dalla scuola di specializzazione).

Prima di mettere piede nell’esecutivo, la Madia aveva ottenuto da Renzi l’incarico di occuparsi di Lavoro per il Pd. Decide di recarsi dall’allora ministro Enrico Giovannini per fare due chiacchiere.

Dopo una manciata di minuti imbarazzanti, il ministro si sistema gli occhiali e risponde: «Vede, signorina, temo che lei abbia sbagliato interlocutore. Il ministero del Lavoro è dall’altra parte della strada». Aveva incontrato Flavio Zanonato, che era sì ministro.

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Ma dello Sviluppo economico. La riforma Madia della Pubblica amministrazione è stata un incubo, tanto che la Consulta l’ha dichiarata parzialmente illegittima. In compenso ha ritoccato gli stipendi degli statali. Un grande classico, prima delle elezioni.

Fonte: Qui

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