L’ordine era “Atterrite Queste Popolazioni”. Dal diaro dell’ex garibaldino G. Ferrari

Dal 1861 al 1965 sono partiti dall’Italia 25.861.990 suoi figli dei quali 13.852.515 per i paesi europei e 12.009.475 per i paesi d’oltremare. (Istituto Centrale di Statistica, Sommario di Statistiche Storiche d’Italia1861-1965) E quanti meridionali sono stati costretti all’emigrazione dal 1965 ad oggi?

Bisognava atterrire le nostre popolazioni, era proprio questo l’ordine. In molti ancora si chiedono perché durante l’Unità d’Italia furono emanati bandi feroci e draconiani? Perché tanta repressione? Perché tanto terrore? Perché tanto sangue? La risposta ce la dà il procuratore del re savoiardo a Rossano, in Calabria, M. Ravot Carboni che, in una lettera inviata al generale Gaetano Sacchi, ci fa sapere che:”…il brigantaggio è un reato sui generis da non potersi confondere coll’associazione di malfattori. Di tali associazioni ve ne hanno dappertutto, ma non minano la base della società: il brigantaggio invece è una vera setta costituita per rovesciare l’ordine, per conseguire in fatto il comunismo dei beni che non si osa di proclamare apertamente, strappando per vie segrete con potenti intimidazioni, con esecuzioni di danni minacciati, ciò che l’alta classe non vuol concedere all’infima. Il brigantaggio è una potenza che spiega influenza in tutti gli ordini sociali e là ha i suoi sudditi, i suoi impiegati in ogni uomo che mancante di mezzi o di animo pravo ha bisogno di esser sostenuto, o vuole arricchirsi, o vendicarsi a danno dei suoi simili…in questi mesi, dopo votata la legge d’imposta sul macinato ebbesi una recrudescenza del brigantaggio.

Una minaccia all’alta classe, avete capito? Il rovesciamento sociale! Ecco l’unico vero motivo, lo spiega bene il procuratore Carboni quando afferma che essi, i briganti, non vanno confusi con le “associazioni di delinquenti” che non minacciano la classe dominante.

Dal libro “Atterrite queste popolazioni” di Eugenio De Simone, riportiamo un documento storico, una pagina del diaro dell’ex garibaldino G. Ferrari, scritta in Calabria (testo originale):

“In quel paese (Rossano) vi erano carceri grandissime nelle quali rinchiudevano i manutengoli ed i conniventi dei briganti. Due o tre volte al mese giungevano colonne di persone state arrestate dalle pattuglie volanti nei paesi o nei casolari; eranvi anche donne scapigliate coi pargoli al petto, preti, frati, ragazzi, vecchi, i quali tutti prima di passare nelle carceri, venivano ricoverati provvisoriamente nei locali vuoti del Quartiere su poca paglia, piantonati da sentinelle, per essere poi interrogati al mattino successivo dal pretore, dal maresciallo e dal mio Capitano.
Queste colonne di vento o trenta persone ciascuna, la maggior parte pezzenti e macilenti, facevano compassione a chi aveva un po’ di cuore; li vedevo sofferenti per la fame, per la sete, per la stanchezza di un viaggio a piedi di 40 e 50 chilometri, venivano sferzati dai Carabinieri e dai soldati di scorta, se stentavano camminare per i dolori ai piedi, od anche se si fermavano per i bisogni che taluni si dimettevano il pensiero di fermarsi, e si insudiciavano per evitare bastonate, tutti questi incriminati, alcuni dei quali innocenti, e le donne specialmente, venivano slegati per conceder loro riposo, ma per compenso si torturavano coi ferri, detti pollici, che i carabinieri ed i Sergenti in specie stringevano fino a far uscire il sangue dalle unghie. Poteva io assistere a tali supplizi senza sentire pietà! tosto allontanati i carnefici, io allentava loro i ferri colle mie chiavi, e quei disgraziati riconoscenti, piangevano, baciando i lembi della mia tunica, persino gli stivali. Prima dell’alba, li rimetteva al supplizio come erano stati lasciati. Scene poi da vera inquisizione succedevano dopo, allorquando venivano interrogati i rei nelle loro celle, io fungeva da segretario e da teste, il Capitano ed il Maresciallo dei carabinieri da giudici; questi volevano sapere il rifugio, il nascondiglio ed i nomi dei briganti che essi favorivano, ed alle loro risposte negative erano bastonate sulla testa che ricevevano da far grondar sangue.”

Una guerra contro la parte del popolo più debole, una guerra contro “i poveri” che avevano alzato la testa e per questo furono puniti selvaggiamente, e intanto i ricchi diventavano sempre più ricchi. Questa fu la libertà che i Savoia portarono al Sud.

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