L’Italia spende 64 milioni al giorno per gli armamenti. Ma a chi dobbiamo fare la guerra?

Il prossimo anno lo stato italiano spenderà 23 miliardi e 400 milioni per la difesa, ossia 64 milioni di euro al giorno: un aumento dello 0,7 per cento rispetto alla dotazione del 2016 e di quasi il 2,3 per cento in più rispetto alle previsioni. È il risultato di una indagine l’Osservatorio sulle spese militari italiane Mil€x, pubblicato oggi.

LA CRESCITA COSTANTE PER GLI ARMAMENTI. Lo studio ribalta i luoghi comuni sui tagli alla Difesa: i fondi reali invece sarebbero aumentati del 21 per cento nell’ultimo decennio. Quasi un quarto della spesa, 5,6 miliardi (+10 per cento rispetto al 2016) andrà in nuovi armamenti (altri sette F-35, una seconda portaerei, nuovi carri armati ed elicotteri da attacco) pagati in maggioranza dal ministero dello Sviluppo economico, che il prossimo anno destinerà al comparto difesa l’86 per cento dei suoi investimenti a sostegno dell’industria italiana. Spese che in gran parte sono utilizzate per finanziare con fondi pubblici il gigante italiano del settore, la Leonardo-Finmeccanica

UN SETTORE DOVE I COMANDANTI SONO PIÙ DEI COMANDATI. Quando si parla delle “caste” che succhiano soldi pubblici in virtù della loro posizione di potere, quasi a nessuno vengono in mente i militari, ma a leggere i dati ci si rende conto di come questo sia un problema enorme. Ad oggi nell’esercito italiano si contano 90 mila comandanti contro 81 mila comandati, un’assurdità che ha come conseguenza il fatto che il 41% delle risorse serve per gli stipendi. Da anni esiste un piano per ridurre di 36.500 unità il numero dei graduati destinandoli ad altre funzioni (come Tribunali o Musei), ma nessun governo è ancora riuscito a metterlo in pratica.

LA DIMINUZIONE DEGLI F-35 SARÀ SOLO SULLA CARTA? Dai nuovi piani di spesa si apprende anche che probabilmente non ci sarà neppure il risparmio atteso (e votato dal Parlamento) sui nuovi F-35. Secondo i ricerdatori di Mil€x sono già stati firmati ordini per otto supercaccia e versati acconti per altri sette, con una previsione complessiva di budget salita a 13,5 miliardi. Ma non solo, un altro miliardo e 100 milioni è stato destinato all’acquisto di una nuova nave da guerra, ufficialmente impostata come supporto all’attività di pattugliamento delle coste, ma che verrà utilizzata come portaerei, anche se la Difesa neppure ne aveva fatto richiesta. A queste spese va aggiunto poi il nuovo aereo di stato voluto da Renzi: 23 milioni di euro per un mezzo che fino ad oggi ha volato solo una volta.

MA A CHI DOBBIAMO FARE LA GUERRA? Insomma. Mentre da anni i governi tagliano la spesa sociale giustificando tutto con la necessità di ridurre le spese, il comparto militare pesa sempre di più sulle nostre tasche, nonostante il paese non sia ufficialmente coinvolto in nessuna guerra (ma solo in missioni che riguardano poche centinaia di soldati in mansioni di addestramento epeace-keeping). Un dato ancor più discutibile se confrontato ad altri capitoli di spesa. Per la cultura, ad esempio, l’Italia spende appena lo 0,7% del Pil (penultima in Europa), circa 1/5 di ciò che viene speso per la Difesa. Così siamo ormai rassegnati ai crolli che quotidianamente colpiscono il nostro patrimonio archeologico, ma in compenso abbiamo più comandanti di ogni altro paese europeo. Qual è la logica?

 

Fonte dolcevitaonline.it

Loading...
loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: