La Russia conferma: scatta l’allarme nucleare in tutt’Europa (Italia compresa)

Scatta l’allarme nucleare in Europa (Italia compresa) per l’eventualità che una nube radioattiva proveniente dalla Russia (per cause ancora misteriosa) stia interessando nelle ultime settimane l’atmosfera di molti Paesi del Vecchio Continente. Greenpeace ha lanciato l’allarme e l’organizzazione russa ha annunciato che adesso chiederà alla Procura generale di Mosca di verificare la situazione delle radiazioni negli Urali meridionali in connessione con i rapporti sul livello di rutenio-106. “Greenpeace Russia inviera’ una lettera alla procura con la richiesta di ispezionare un possibile insabbiamento di un incidente che avrebbe provocato una dispersione di radiazioni, cosi’ come le informazioni sullo stato dell’ambiente e l’idoneita’ dei sistemi di monitoraggio dei radionuclidi nell’atmosfera”, ha riferito l’ufficio stampa, secondo quanto riferito dall’agenzia “Interfax”. Greenpeace ha individuato, con riferimento ai dati dell’agenzia federale idrometeorologica (Roshydromet), delle concentrazioni anomale di elementi radioattivi in alcuni periodi dell’anno in corso. “La piu’ alta concentrazione di rutenio-106, il cui incremento e’ stato registrato alla fine del mese di settembre, e’ stata scoperti da Roshydromet negli Urali meridionali, vicino all’impianto Majak di proprieta’ di Rosatom”, si legge nel comunicato dell’Ong russa. L’impianto opera il ritrattamento del combustibile nucleare esaurito. Roshydromet, osserva Greenpeace, anche ammesso che tra a fine settembre e inizio ottobre, vi erano le condizioni per il trasferimento di masse d’aria e le sostanze inquinanti dagli Urali meridionali verso il Mediterraneo e il Nord Europa. In questo caso, l’Agenzia ha descritto il contenuto di Ru-106 nei campioni di settembre e ottobre 2017 come estremamente inquinante. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, tracce di rutenio-106 sono state ritrovate nell’atmosfera in diversi paesi europei.

L’ipotetico incidente si sarebbe verificato a fine settembre, poco meno di due mesi fa. Il primo allarme era stato già lanciato ad ottobre dall’Istituto per la Sicurezza nucleare francese, che aveva rilevato tracce di rutenio-106 proprio in Francia tra fine settembre e inizio ottobre. Il rutneio-106 è un prodotto ella fissione nucleare, processo utilizzato nelle centrali atomiche per produrre energia.

Adesso le autorità russe stanno confermando concentrazioni anomale di rutenio-106 in diverse zone della Russia, quella più alta di 986 volte superiore alla norma registrata dalla stazione meteo di Argayash, un piccolo villaggio situato nella regione di Chelyabinsk, proprio lì dove la mattina del 15 febbraio 2013 un meteoroide di 15 metri provocava danni gravissimi e 1.500 feriti. Il villaggio di Argayash si trova ad una trentina di chilometri dalla struttura nucleare di Mayak, situata proprio negli Urali meridionali: qui nel 1957 si è verificato il più grave incidente nucleare della storia.

Le parole delle autorità russe

“Lo scorso settembre il sistema di monitoraggio automatico ha registrato un incremento di Rutenio-106 in Russia, Polonia, Bulgaria e Ucraina ma la sua concentrazione nel territorio della Federazione Russa era migliaia di volte sotto i livelli di guardia e non ha mai posto rischi per la popolazione”. Cosi’ Maxim Yakovenko, capo del servizio di monitoraggio Idrometrico ed Ambientale russo (Rosidromet) alla Tass. Yakovenko ha sottolineato che l’agenzia non sta conducendo analisi per rintracciarne la sorgente. “Perche’ farlo se non vi e’ pericolo? Lasciamo che lo facciano coloro i quali hanno interesse a farlo”, ha aggiunto. La Rosatom, il conglomerato atomico russo, proprietaria dell’impianto degli Urali di Mayak, indicato da diverse fonti come il responsabile della contaminazione, ha smentito ogni responsabilita’. “Nel 2017 non vi e’ stata produzione di Rutenio-106 a Mayak, le emissioni nell’atmosfera sono nella norma cosi’ come le radiazioni di base”, ha detto la Rosatom in un comunicato.

La preoccupazione per l’Italia e l’interrogazione regionale di Elena Leonardi nelle Marche

La capogruppo regionale marchigiano di Fdi Elena Leonardi ha presentato il 19 ottobre scorso un’interrogazione sul fenomeno della dispersione di un isotopo radioattivo, il Rutenio 106, da una zona dell’Est Europa. “I venti diretti verso ovest – spiega Leonardi – hanno portato tale nube anche in parte dell’Italia, investendo alcune regioni esposte a est”. “Dato che altre regioni italiane si sono attivate per conoscere la situazione nei loro territori tramite rilievi adeguati, pare invece che non si abbiano dati sulla concentrazione del Rutenio 106 nel territorio regionale – continua la consigliera -. E’ pertanto urgente e doveroso conoscere nel dettaglio se e’ stato effettuato un campionamento relativamente a questo elemento radioattivo. Se i campionamenti, da quando ho depositato l’interrogazione, sono stati fatti quali valori hanno registrato come decadimento nell’ambiente, cioe’ nel suolo, nelle acque, sui vegetali ma soprattutto ovviamente sugli esseri umani”.

A cura di Peppe Caridi

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Fonte Meteoweb.eu

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