LA COMMISSIONE UE DA’ DEL BUGIARDO A MACRON: ”LE SUE SONO SOLO PAROLE, PER NOI VALE IL DOCUMENTO DI BILANCIO PRESENTATO”

BRUXELLES – Nella sostanza, la Commissione Ue ha dato del “parolaio” e implicitamente del bugiardo al presidente francese Macron.  “La situazione e’ questa: in Francia per ora abbiamo un discorso, in Italia abbiamo una bozza di bilancio”. E’ quanto riferiscono fonti comunitarie, interpellate sul possibile impatto di sforamento del deficit francese a seguito delle dichiarazioni pubbliche a reti televisive unificate fatte ieri sera dal presidente Macron, che ha promesso aiuti finanziari alle famiglie indigenti per almeno 10 miliardi di euro nel 2019 e anche la cancellazione immediata delle tasse sui carburanti che avrebbero dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2019. Di fatto, la Commissione Ue afferma che quelle di Macron sono solo parole, mentre l’Italia ha scritto una manovra di bilancio ora sotto esame.

Non è esattamente un giudizio positivo, anzi, è il peggiore possibile, per un leader nel ruolo di presidente di uno stato. 

La  portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, rispondendo alle domande dei giornalisti che chiedevano uan valutazione sulle misure annunciate ieri dal presidente francese Emmanuel Macron, ha dichiarato: “C’e’ una procedura ben stabilita per valutare le politiche bilancio degli stati membri, la nostra posizione sulla Francia e’ nota e il parere sul progetto di bilancio della Francia e’ stato pubblicato poco tempo fa (ma prima della giravolta di Macron che ha letteralmente cancellato le misure di bilancio della Francia a cui la Commisisone Ue aveva dato – appunto – parere favorevole).  L’impatto verra’ valutato in primavera, quando pubblicheremo le nostre previsioni economiche”.

Con questo, la Commissione Ue da un lato stoppa qualsiasi idea di procedura di infrazione contro la Francia, dall’altro sposta la questione di almeno 4-5 mesi, guarda caso proprio a ridosso delle elezioni europee, un modo comodo per evitare, quando sarà, qualsiasi decisione in merito.

La cosa non è sfuggita a Tajani, presidente uscente del Parlamento europeo:  “Se con i 100 euro di aumento dello stipendio minimo Macron sforerà il tetto del 3%? Per questo credo che anche la Francia rischi la procedura d’infrazione, anche se non ha il debito pubblico che ha l’Italia. La legge deve essere uguale per tutti: non è che con l’Italia bisogna esser severi e con la Francia morbidi”.

Altro attendista che se lava le mani è il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis: “La Commissione europea studiera’ attentamente l’impatto sul bilancio della Francia delle misure annunciate ieri dal presidente francese Emmanuel Macron. Seguiamo da vicino le misure potenzialmente nuove che sono state annunciate, ma non possiamo fare commenti al momento prima che queste misure siano correttamente enunciate e dettagliate”.  Curioso, detto da un personaggio che già solo all’annuncio dei contenuti della manovra italiana fece dichiarazioni di fuoco contro il governo Lega-M5S. 

E infatti, ci pensa Paolo Grimoldi, vice presidente della Commissione Esteri della Camera a scoperchiare la pentola della Commissione Ue: “Secondo le stime degli analisti, alla luce del discorso fatto ieri sera dal presidente Macron, la Francia arrivera’ a portare il suo deficit addirittura al 3,5%, il tutto nel silenzio piu’ totale da parte di Bruxelles. E di Berlino. Un silenzio che vale come silenzio-assenso, ma che per forza deve rappresentare un precedente, anche per l’Italia. A questo punto vorrei vedere con quale faccia tosta i vari Junker o Moscovici si permetterebbero di eccepire sui numeri della nostra manovra economica dopo quello che sta per fare la Francia, ma immagino che da adesso staranno zitti perche’ se le eccezioni valgono per la Francia allora valgono anche per l’Italia”.

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Moscovici, molto in imbarazzo, avvicinato dai giornalisti a Bruxelles al riguardo ha dichiarato:  “Non risponderò a nulla su questo argomento”. Punto e basta.

Ci pensa invece il principale quotidiano francese d’economia e finanza, l’equivalente del Sole 24 Ore, a fare i conti sulle promesse ai francesi fatte da Macron in tv (21 milioni di telespettatori l’hanno visto): secondo le stime del quotidiano economico e finanziario transalpino Les Echos, la Francia dovrebbe registrare un deficit pari al 3,5% del Pil l’anno prossimo, ben al di sopra della soglia massima del 3% prevista dal patto di stabilità, come conseguenze di mancate entrate per circa 11 miliardi di euro e uscite per 10 miliardi di euro in più rispetto quanto previsto nella manovra economica trasmessa dalla Francia alla Commissione europea. 

Fra le misure annunciate da Macron per placare la collera dei gilet gialli – che per altro non intendono mollare, i blocchi continuano anche oggi in tutta la Francia – ci sono l’aumento del salario minimo di 100 euro al mese a partire dal 2019, l’esenzione dall’aumento della tassazione Csg per le pensioni al di sotto dei 2mila euro e gli straordinari non tassati, oltre alla cancellazione di tutte le tasse sui carburanti che Macron voleva entrassero in vigore dal 1° gennaio 2019. Stamattina il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, ha riferito che le misure costeranno “fra 8 e 10 miliardi di euro”, confermando così quanto già anticipato ieri sera su Bfmtv dal sottosegretario per i Conti pubblici, Olivier Dussopt. 

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E che a Macron non credano più i francesi, oltre che la Commissione Ue lo certifica un sondaggio di oggi: Il discorso di Emmanuel Macron non ha convinto il 59% dei francesi, contro il 40% degli interpellati che ha invece creduto alle sue proposte. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto da Odoxa per Le Figaro e Franceinfo, secondo cui il 55% dei francesi si è detto favorevole al bonus di fine anno defiscalizzato, il 61% all’aumento di 100 euro dei salari minimi, il 70% alla fine del prelievo per le pensioni sotto i duemila euro e l’85% alla defiscalizzazione degli straordinari, ma comunque il 59% non gli crede, sostenendo che sono – appuntop – solo chiacchiere.

via Il Nord

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