GRECIA: ORA TSIPRAS SVENDE L’ACQUA PUBBLICA

Dalla rivoluzione alla privatizzazione, passando per svendite a prezzi di saldo. Tsipras cede un altro pezzo di Grecia ai suoi creditori.

All’inizio era un sogno, il sogno di una nazione che voleva vivere l’avventura europea nel segno del rispetto e della fratellanza. Syriza, la sinistra radicale greca, fino a due anni fa sembrava avercela fatta. Dopo la vittoria schiacciante al referendum contro lo strangolamento finanziario europeo, i greci erano convinti che il loro condottiero, Alexīs Tsipras, li avrebbe guidati verso un futuro decisamente più tranquillo e, soprattutto, più fiero. La lotta per la sopravvivenza, che ha generato violente manifestazioni nelle strade delle città greche, aveva fatto sperare che Davide potesse davvero battere Golia.
Così non è stato: infatti, nell’arco di un paio d’anni il governo ellenico si è visto costretto a svendere i “gioielli di famiglia”. Per controbilanciare le tranche di aiuti europei, la Grecia ha ceduto, tra le altre cose, 14 aeroporti che, guarda caso, sono finiti nelle maglie della società tedesca Fraport, la stessa società che gestisce lo scalo di Francoforte.

Le gravi e pesanti misure di austerity comminate al popolo greco non sono servite: anzi, se possibile hanno contribuito al peggioramento sia dei conti pubblici che della qualità della vita. La Grecia è in recessione, la percentuale dei disoccupati si aggira intorno al 30%, la pubblica amministrazione ha i conti in rosso e c’è il rischio del blocco degli stipendi nel pubblico impiego. La sanità non sta certo meglio: in alcuni casi sono stati necessari corposi invii di medicinali da parte di organizzazioni no-profit per far fronte a situazioni di emergenza.

Per accedere ad una nuova linea di credito per quasi 3 miliardi di euro, il FMI (Fondo Monetario Internazionale), guidato dalla irreprensibile Christine Lagarde, ha chiesto nuove e pesanti garanzie: ciò ha costretto Tsipras a mettere in campo una nuova svendita nel settore dei servizi pubblici locali.
Ecco che nel mirino dei creditori è finita anche la Municipalizzata che gestisce l’acqua di Atene e di Salonicco. I greci non saranno più padroni della loro acqua. Privatizzandola, si è tolto il controllo della gestione dalle mani greche. Se prima chi non aveva più i mezzi per pagare le bollette poteva contare sulla tolleranza statale, ora si vedrà chiudere i rubinetti. “Business is business” e il privato non può, per sua natura intrinseca, avere quell’attenzione etico-morale che deve avere uno Stato.

Ovviamente sono andate all’asta anche società di trasporto pubblico, aziende automobilistiche, enti che gestiscono l’enorme patrimonio immobiliare ellenico.
Ma non è finita: i creditori hanno preteso che a gestire il fondo erogato non sarà il Ministro greco per l’Economia ma un incaricato del FMI, il braccio destro della presidente Christine Lagarde.
A questo punto la dichiarazione ironica del Governo di Helsinki di ipotecare il simbolo di Atene, il Partenone, non appare nemmeno più tanto ironica né campata per aria. Ormai Tsipras esegue pedissequamente gli ordini che arrivano dalla UE e dal Fondo Monetario Internazionale: oltre all’acqua pubblica sta svendendo anche la sovranità nazionale.

 

Fonte breaknotizie.com

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