Grano: il porto di Bari veste glifosate…ma sindacati e parlamentari lo sanno?

A Bari è arrivata una nuova nave carica di grano canadese al glifosate, ma i sindacati e i parlamentari non lo sanno. A loro sfugge un particolare:  una nave prima di essere scaricata deve essere analizzata. E sfugge altresì che il glifosate è un analita escluso dai residui di pesticidi. In Italia è vietato, non deve trovarsi nel grano, tuttavia sulle navi non è obbligatorio cercarlo. Ma quando il grano esce dal porto sdoganato e diventa grano europeo può circolare liberamente anche se arricchito di glifosate. Assurdo! A che serve allora il folclore davanti al porto? Gli artigli alla speculazione non si spuntano con picchetti fasulli davanti ai porti, ma con azioni politiche e giudiziarie nelle sedi appropriate. La tutela dei consumatori è una cosa seria. GranoSalus docet.

Su Repubblica on line l’8 giugno si leggeva il seguente titolo: Bari, 50mila tonnellate di grano in arrivo dal Canada. Coldiretti: “Diremo chi lo utilizza”.

Non erano migliaia gli agricoltori che hanno protestato davanti al porto. Il sindacato più grande d’ Italia, dopo aver tempestato di messaggi la sua base, è riuscito a radunare appena duecento berretti gialli che si sono recati davanti al porto nella speranza di poter fermare qualche camion di grano, salvo accorgersi che gli unici camion che uscivano dal porto non erano quelli carichi di  grano! Quindi, di fatto, non hanno potuto seguire nessun camion, né individuare chi utilizzerà quel grano canadese arrivato a Bari, che (forse) potrebbe essere scaricato questa settimana.  La previsione di partenza era per il 17 giugno, salvo complicazioni o esiti negativi nei controlli che potrebbero dilatare le operazioni di sbarco. Le navi, del resto, arrivano a Bari con regolarità, ma guarda caso le manifestazioni si organizzano proprio mentre gli agricoltori stanno trebbiando. Assurdo!

I camion che sono usciti dal porto venerdì 8 giugno trasportavano ben altro rispetto al grano. Chi li ha seguiti per davvero chiedendo informazioni agli autisti fuori dal porto ha appreso che quei camion trasportavano la “soda” scaricata da una seconda nave presente nel porto. Ecco le prove.

 

Nave carica di soda, da non confondere con il grano

Un picchetto a vuoto, dunque, quello organizzato dalla Coldiretti. Che non ha tenuto conto dei tempi tecnici necessari (almeno 2-3 giorni lavorativi) per effettuare le analisi del grano canadese trasportato dalla nave giunta al porto nello stesso giorno della  manifestazione folcloristica.

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Si tratta, secondo fonti attendibili, dellaCBM PARTNER una Bulk Carrier enorme IMO 9764025 MMSI 538007029 costruita nel 2016, partita da Vancouver il 6 maggio scorso e arrivata a Bari l’ 8 giugno. La nave batte bandiera Isole Marshall (MH) ed ha una stazza lorda di 43001 ton, summer DWT 81805 ton.

CBM Partner – Nave canadese – Foto scattata sabato pomeriggio

GranoSalus – che ha la paternità nell’ aver fatto scoppiare #laguerradelgrano – tiene ovviamente sotto osservazione la gigantesca portarinfuse di 256 metri dotata di ben sette stive da circa 70 mila quintali di grano canadese per un totale di 500 mila quintali, che nessun agricoltore della Coldiretti ha potuto vedere dall’ esterno del porto.

Alla manifestazione era presente anche l’ On Colomba Mongiello – membro della Commissione Agricoltura alla Camera dei 

Deputati – che invece di risolvere i ritardi del Piano di Settore Ceralicolo, tra cui la Commissione prezzi unica nazionale-CUN, ha preferito partecipare alla gita di Coldiretti. Del resto, il suo livello di conoscenza dei problemi del settore sembra molto elevato: secondo le testimonianze di alcuni agricoltori foggiani la parlamentare, dopo aver dato la benedizione all’ accordo di filiera Barilla,avrebbe fatto confusione tra aiuti di Stato ad ettaro ed aiuti di Stato a quintale.

In ogni caso di gita rilassante deve essersi trattata se i dirigenti della principale organizzazione italiana, insieme ai parlamentari, hanno sottovalutato la procedura di controllo e i tempi degli Uffici USMAF(1). Il grano prima di essere scaricato deve essere analizzato e per le analisi occorrono diversi giorni.

Ma non è l’unico particolare ad essere sfuggito. I dirigenti della principale organizzazione italiana, insieme ai parlamentari, sembrano pure all’ oscuro del fatto che: nell’ elenco degli analiti oggetto di controllo, il Ministero della Salute non specifica se il glifosate viene analizzato oppure no.

Se fossero stati attenti ai particolari,  leggendo l’ ultimo rapporto del Ministero della Salute (Vigilanza e controllo degli alimenti – anno 2015), avrebbero notato l’assenza del glifosate. E avrebbero notato che nei Residui di pesticidi dello stesso rapporto ministeriale, non ci sono “Non Conformità”. Il motivo?  Semplice. Il glifosate è escluso dall’analisi dei pesticidi e necessita di una ricerca ad hoc. Che non risulta dagli atti ufficiali. Del resto, se il glifosate fosse riscontrato, gli stessi dirigenti dell’ Usmaf dovrebbero impedirne la circolazione sul territorio europeo.

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Un dato è certo: nel grano canadese il glifosate c’è! Noi lo abbiamo dimostrato non solo attraverso le analisi della pasta (Test Granosalus) che hanno fatto tanto clamore. Adesso lo certificano pure le analisi che abbiamo realizzato su alcuni campioni di grano canadese che, pur essendo nei limiti, confermano la presenza dell’erbicida.

Ciò significa che se il glifosate viene ricercato lo si trova. Se, invece, nel laboratorio non viene ricercato è impossibile trovarlo!  Al contrario, esorcizzarlo solo con le manifestazioni di folclore non ha molta utilità pratica per chi ogni giorno deve acquistare pasta o pane. Sul punto, il test sulle urine delle donne in gravidanza è eloquente. E la Campagna amica può fare ben poco!

Ma i laboratori pubblici sono in grado di ricercare il glifosate?

Sorprende che la parlamentare Mongiello sia anche all’oscuro del fatto che  in Puglia nessun ente pubblico è accreditato per analizzare il glifosate! Nè l’ Arpa di Bari, né l’ IZS Puglia e Basilicata. Come mai questi laboratori pubblici non sono stati mai accreditati? Che ne pensa l’ On Colomba Mongiello di questa grave lacuna atteso il divieto d’uso del glifosate nel nostro Paese? Perché nel nostro grano è vietato, mentre in quello estero c’è ma non lo si ricerca? Quando il grano esce dal porto sdoganato diventa grano europeo che non dovrebbe circolare liberamente se contiene glifosate. E’ per questo motivo che non viene analizzato? 

Quando leggeremo una sollecitazione scritta della Mongiello a tutte le Asl e ai Nas per effettuare i controlli sui camion di grano che circolano sul territorio italiano pieni di sostanze vietate? A quando una sua interrogazione al Governo sul rispetto del principio di precauzione?

Cosa dicono gli industriali

Gli industriali, come al solito, tirano acqua ai propri mulini: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». Il che è falso, secondo i dati in possesso di GranoSalus,  in quanto siamo autosufficienti per i nostri consumi interni.  Sentite cosa dice un’ altra industriale: «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano». E’ evidente che la Mastromauro non è a conoscenza delle norme italiane ed europee che vietano l’ uso di glifosate in pre-raccolta e vietano la circolazione di camion con grano pieno di glifosate.

In tema di residui dei fitofarmaci, gli industriali italiani nel tirare acqua ai propri mulini, attraverso proprie analisi sul grano locale, escludono una possibile contaminazione da glifosate, ma attribuiscono possibili contaminazioni all’ acquedotto pugliese. Infatti, secondo i tecnici e i legali di alcune industrie, le tracce di glifosate che GranoSalus avrebbe trovato nella pasta potrebbero derivare dall’acqua della rete pubblica pugliese.GranoSalus, a scanso di ogni equivoco, ha analizzato l’acqua che  arriva nella zona industriale, ma di glifosate non ha trovato nemmeno l’ombra.

Sui residui di glifosate ed altre sostanze nocive trovate nei pastifici italiani (di grandi e medie dimensioni) ci sono alcuni giudizi pendenti dinnanzi ai Tribunali di Roma e Trani, le cui sentenze faranno storia nel nostro Paese. Aspettiamo gli esiti… Di certo nel nostro granaio il glifosato non c’è: lo dicono le prove e pure il buon senso.

Ecco il famoso grano d’oro di Puglia…

La tutela dei consumatori è una cosa seria, diffidate dalle imitazioni: solo GranoSalus è dalla parte dei consumatori!

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(1) Gli Uffici di Sanità Marittima (USMAF) provvedono ad esercitare l’ attività di vigilanza eseguendo tre livelli di verifica (documentale, di identità e materiale, ivi compreso il campionamento per le analisi) in modo da accertare la rispondenza delle merci ai requisiti ed alle prescrizioni previsti dalle normative nazionali e comunitarie. L’ attività di vigilanza si conclude con il rilascio finale di un“provvedimento di ammissione all’ importazione” o di diniego, in caso di mancato superamento dei controlli.

 

Fonte granosalus

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