Il governo vuole la libera esportazione di armi. Le banche approvano

Nell’ormai lontano 1990, nel nostro Paese si varò una legge che, seppure non perfetta, rappresentava una presa di posizione di civiltà. La legge 185, infatti, regola non solo il divieto di vendita di armi, ma anche il transito delle armi per l’Italia se i destinatari sono Paesi coinvolti in guerre e conflitti. Una norma di cui andare orgogliosi, in un Paese che comunque è tra i principali produttori di armi.

E come spesso accade se una legge è giusta, a qualcuno non conviene, e quindi il governo si appresta prontamente a cambiarla: il direttore di UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento), Francesco Azzarello, ha presentato un lavoro volto praticamente ad abbattere ogni vincolo alla vendita e al transito di armi da parte dell’Italia. Non è difficile immaginare il risultato della proposta di Azzarello: la crisi libica può suggerirci qualcosa. Non solo si predispone una violazione del diritto internazionale, ma anche ulteriori ingenti flussi migratori che gli interventismi militari hanno provocato negli ultimi decenni. Il governo persegue il principio dell’economia di guerra: più bombe, più soldi, più crisi dove speculare successivamente. Il caso delle bombe italiane concesse benevolmente ai sauditi, gia’ denunciato più volte, è stato emblematico.

In questo momento di tensioni mondiali, si avverte sempre più l’inquietante presenza di chi vuole meno controlli e più libertà di concludere affari armati. Gli stessi gruppi bancari, che in passato hanno dimostrato sensibilità e attenzione ai temi etici legati a questo particolare commercio, oggi si ripropongono senza problemi in operazioni di appoggio all’export.

 

Fonte Qui

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