Donald Trump è un burattino nelle mani dei suoi generali e del «Deep State» – quello dei servizi segreti e delle altre agenzie federali.

Signore e signori, è tornato l’Impero, con tutta la sua forza e arroganza: militare, propagandistica, culturale. Donald Trump è un burattino nelle mani dei suoi generali e del «Deep State» – quello dei servizi segreti e delle altre agenzie federali. Steve Bannon una stella cadente pronta a essere estromessa. La vera essenza dell’apparato industriale-militare che guida gli Stati Uniti da anni la spiega in poche parole il neoconservatore americano Michael Leeden, secondo cui a Washington non resta che «scegliersi ogni dieci anni circa un piccolo paesotto scadente e sbatterlo al muro, tanto per mostrare al mondo che facciamo sul serio». – Citato in D. Ikenson, «Over the Edge and into the Abyss for US-China Trade Relations?».

Dopotutto, come osserva Lucio Caracciolo su Limes, «l’identità americana, come si è consolidata in oltre due secoli, è imperiale o non è. Ove cessasse di considerarsi ed esibirsi indispensabile, la nazione rischierebbe di disintegrarsi. Al meglio, scadrebbe a grande potenza fra altre, alle quali non potrebbe più imporre i propri standard: dovrebbe rassegnare a concordarli».

Il paventato isolazionismo e il ridimensionamento dell’interventismo militare sono ormai un lontano ricordo del primo Donald Trump, quello che aveva sfidato il partito repubblicano dall’esterno, dichiarando guerra all’establishment: ora per riaffermare l’egemonia di Washington, Trump e il «Deep State» hanno bisogno di mostrare i muscoli, di far vedere al mondo chi comanda. Il bersaglio dell’imperialismo a stelle e strisce è ora la Corea del Nord, un nemico perfetto: il giovane Kim Jong-un è disprezzato da tutto l’Occidente per i suoi modi, così come l’impianto statale e socialista della Repubblica Democratica di Corea.

Non ci saranno grandi manifestazioni per la pace per Pyongyang e questo gli Stati Uniti lo sanno bene. Ma si tratta pur sempre di un’aggressione imperialista che va stigmatizzata, senza mezzi termini. Perché vi sono aggressori e aggrediti. Gli USA non possono essere gli investigatori e giudici del mondo e chi glielo consente supinamente, è direttamente complice. Per tale motivo, qualunque sia l’indice di gradimento verso la la Corea del Nord, la condanna delle politiche imperialiste statunitensi deve essere forte e unanime. Nessun «Regime Change» può essere tollerato, nemmeno se si tratta del «Nemico Perfetto» come quello coreano.

(di Roberto Vivaldelli) – Oltre la Linea

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