Anziani: 1,3 milioni in Italia prendono fino a 10 diverse medicine, troppe. Ed il rischio è di avere effetti collaterali inattesi è troppo alto

di LETIZIA GABAGLIO

GIANNA ha 82 anni, il diabete, la pressione alta, soffre di ansia e osteoartrite a entrambe le ginocchia. Per stare bene e tenere sotto controllo la situazione, Gianna prende fino a 10 diverse medicine ogni giorno. “Che esagerazione”, qualcuno dirà. “Sicuramente un caso isolato”, qualcun altro potrebbe pensare. Non proprio. In Italia sono 1,3 milioni le persone che prendono 10 o addirittura più farmaci, l’11,3% della popolazione; ma se guardiamo alla fascia di età fra i 75 e gli 84 anni ci accorgiamo che le percentuali aumentano: il 55% degli anziani deve ricordarsi di prendere tra le 5 e le 9 compresse mentre il 14% supera questo limite.

Già, perché ormai gli esperti sono d’accordo sul fatto che un limite al numero di farmaci che una persona può prendere vada in qualche modo messo, altrimenti da salutari i medicinali diventano tossici. “Ogni persona va valutata per la sua storia e quindi non è possibile indicare un numero massimo di farmaci da prendere. Diciamo però che se si prendono più di 5 medicinali al giorno è lecito andare dal medico per chiedere se sono davvero tutti utili” spiega Graziano Onder, geriatra dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha partecipato al tavolo di lavoro Aifa sulla qualità della prescrizione negli anziani che ha scattato la fotografia della situazione in Italia.La polifarmacia. Così si chiama in gergo il fenomeno per cui si prescrivono tanti principi attivi contemporaneamente – infatti può fare male: è associata con un numero maggiore di eventi avversi, si possono sviluppare interazioni negative fra le medicine, è più facile non riuscire a seguire lo schema terapeutico e dimenticarsi qualche pillola. Per non parlare del fatto che è molto dispendiosa, sia per il Sistema sanitario sia per i pazienti. “I dati che abbiamo raccolto, infatti, non prendono in considerazione i farmaci da banco che i cittadini acquistano in maniera indipendente e che contribuiscono ad aumentare il carico farmacologico”, sottolinea ancora Onder.

Ma quali sono le associazioni più a rischio? “In linea teorica non bisognerebbe usare un beta-bloccante nei diabetici, perché il primo maschera i sintomi dell’ipoglicemia e il paziente non riesce a intervenire in fretta per porvi rimedio, ma nella pratica vediamo che molti medici lo fanno: l’importante è che siano consapevoli del rischio e che insegnino al malato come gestirlo”, spiegaElisabetta Poluzzi, del dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’università di Bologna. Un pericolo è poi quello degli antinfiammatori, che dovrebbero essere usati con molta cautela da chi è in cura con farmaci per la pressione o con anticoagulanti, perché aumentano il rischio di ipertensione e di emorragie. “Purtroppo – aggiunge Poluzzi – si tratta di farmaci che si possono comprare senza ricetta e che il paziente tiene in casa come scorte”.

Un circolo vizioso. In alcuni casi a porre il problema è la cosiddetta “prescrizione a cascata”: il paziente prende farmaci che gli causano effetti collaterali, per curare i quali gli vengono prescritte altre medicine. E così si instaura un circolo vizioso che non può che peggiorare. Facciamo un esempio: Filippo ha dei problemi comportamentali tipici dell’avanzare dell’età, come aggressività e deliri, e per questo gli viene dato un antipsicotico che però gli provoca dei tremori. Questo effetto collaterale viene scambiato per un parkinsonismo e quindi gli viene prescritto anche un farmaco anti-Parkinson. Che peraltro a sua volta può provocare disturbi del comportamento. Di fronte a questo fenomeno la parola d’ordine che si sta affermando in tutto il mondo è “deprescrivere”, soprattutto negli anziani. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che eliminare farmaci non produce effetti negativi, anzi. Lo dimostra anche un progetto della regione Emilia Romagna che ha coinvolto molte delle strutture residenziali per anziani e ha dimostrato che si può diminuire il numero di medicinali somministrati, senza per questo peggiorare la salute di alcun paziente. “Stiamo adesso lavorando a un’estensione del progetto che prevede l’uso di un software che segnala l’interazione negativa di alcuni farmaci o la eccessiva prescrizione”, spiega Poluzzi che è coordinatrice scientifica del progetto insieme alla azienda Usl di Modena. Anche se spesso “gli specialisti seguono le linee guida che indicano in maniera precisa quali medicinali vanno presi per le specifiche malattie conclude Onder – ma sono norme che valgono quando si ha una sola patologia. Gli anziani hanno quasi sempre una situazione complessa in cui non è possibile agire secondo regole standard. Bisogna capire chi abbiamo davanti, quali sono le sue esigenze e le sue priorità”.

 

Fonte Qui

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